Siracusa e l'orecchio di Dionisio
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Una grotta artificiale dall'acustica sorprendente, un tiranno sospettoso e un nome inventato da Caravaggio: storia e leggenda dell'orecchio di Dionisio.
Nel Parco archeologico della Neapolis di Siracusa, a pochi passi dal teatro greco, si apre una grotta artificiale alta oltre venti metri, dalla curiosa forma sinuosa e con un'apertura che ricorda un orecchio umano. È l'orecchio di Dionisio, uno dei luoghi più celebri della Sicilia antica. La sua acustica straordinaria, capace di amplificare anche un sussurro, ha dato vita a una leggenda che lega la grotta alla figura del tiranno Dionisio I e alla sua diffidenza verso nemici veri e immaginari.
Le latomie di Siracusa
La grotta si trova nella latomia del Paradiso, una delle grandi cave di pietra calcarea da cui i Siracusani estrassero il materiale per costruire templi, mura e abitazioni. Le latomie servirono anche da prigione. Lo storico Tucidide racconta che, dopo la disfatta della spedizione ateniese contro Siracusa nel 413 avanti Cristo, migliaia di prigionieri furono rinchiusi nelle cave, dove molti morirono di fame, di sete e di stenti, esposti al sole del giorno e al freddo della notte.
Accanto all'orecchio si trova la grotta dei Cordari, così chiamata perché vi lavoravano i fabbricanti di corde, che sfruttavano l'umidità costante e l'ampiezza dell'ambiente per intrecciare le fibre. Oggi le latomie appaiono come giardini rigogliosi, ricchi di agrumi e piante mediterranee, ma conservano la memoria di un passato di fatica e di dolore che le fonti antiche non hanno dimenticato.
La leggenda del tiranno
Dionisio I, che governò Siracusa dal 405 al 367 avanti Cristo, fu uno dei sovrani più potenti del mondo greco, ma anche uno dei più temuti. Gli autori antichi lo descrivono sospettoso, circondato da guardie, ossessionato dalle congiure. Secondo la leggenda, il tiranno avrebbe fatto scavare la grotta per rinchiudervi i prigionieri e, nascosto in una piccola apertura in alto, ne avrebbe ascoltato i discorsi grazie all'eco amplificata dalla roccia, scoprendo così piani e segreti.
Non esiste alcuna prova storica di questa funzione. La forma della grotta è con ogni probabilità il risultato dell'estrazione della pietra, forse condotta seguendo il percorso di un antico condotto d'acqua. Ma la leggenda era perfettamente coerente con l'immagine del tiranno che le fonti avevano tramandato, la stessa che Cicerone evoca raccontando la spada di Damocle sospesa sopra il capo del cortigiano.
Il nome dato da Caravaggio
Il nome «orecchio di Dionisio» non è antico. Secondo lo storico siracusano Vincenzo Mirabella, fu Michelangelo Merisi da Caravaggio, giunto a Siracusa nel 1608 dopo la fuga da Malta, a coniarlo durante una visita alla latomia compiuta proprio in compagnia di Mirabella. Il pittore, colpito dalla forma dell'apertura e dalla leggenda, avrebbe paragonato la grotta a un grande orecchio. Durante il soggiorno siracusano Caravaggio dipinse il «Seppellimento di santa Lucia», ancora oggi conservato in città.
L'orecchio di Dionisio unisce così geologia, storia antica e immaginazione moderna. Siracusa offre accanto a esso altri luoghi di mito, come la fonte Aretusa, dove secondo Ovidio la ninfa inseguita dal fiume Alfeo fu trasformata in sorgente. Visitando la grotta e provandone l'eco, si comprende come un fenomeno naturale possa diventare racconto, e un racconto diventare parte dell'identità di una città.