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Montségur, l'ultima fortezza dei Catari e il mito del Graal

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Europa esoterica
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Montségur nei Pirenei: Raimondo di Péreille, l'assedio del 1243-1244, il rogo dei perfetti, il tesoro dei Catari e le leggende moderne sul Graal.

Su un picco calcareo dei Pirenei francesi, a oltre milleduecento metri di altitudine, le mura di un castello si stagliano contro il cielo. Montségur è diventato il simbolo della tragedia dei Catari, il movimento religioso dualista che nel Due e Trecento fu perseguitato dalla Chiesa e dalla monarchia francese. La sua storia documentata è drammatica di per sé, ma nel corso dell'Ottocento e del Novecento il castello è stato avvolto da leggende su tesori nascosti, misteri solari e perfino il Santo Graal.

Chi erano i Catari

I Catari, chiamati nelle fonti anche albigesi, credevano in una netta opposizione tra un principio buono, creatore del mondo spirituale, e un principio malvagio, responsabile del mondo materiale. Rifiutavano i sacramenti della Chiesa cattolica e avevano una propria gerarchia. I perfetti, uomini e donne che avevano ricevuto il consolamentum, l'unico rito riconosciuto, vivevano in povertà e castità e guidavano i semplici credenti.

Nel 1209 papa Innocenzo III bandì contro di loro una crociata, che devastò per anni la Linguadoca e si intrecciò con la conquista francese del Mezzogiorno. Negli anni Trenta del Duecento fu istituita l'Inquisizione per scovare gli eretici sopravvissuti. In questo clima Montségur divenne un rifugio e un centro della Chiesa catara.

L'assedio e il rogo

Intorno al 1204 il signore Raimondo di Péreille aveva fatto ricostruire il castello su richiesta di alcuni capi catari. Nel 1242 un gruppo di cavalieri partito da Montségur uccise ad Avignonet alcuni inquisitori, e la reazione fu immediata. Nel maggio del 1243 un esercito reale pose l'assedio alla fortezza, difesa da Pierre-Roger de Mirepoix, che resistette per circa dieci mesi.

All'inizio di marzo del 1244 i difensori si arresero. I patti concessero la vita ai combattenti che avessero abiurato, ma i perfetti e coloro che rifiutarono di rinnegare la propria fede furono condannati. Il 16 marzo 1244, secondo la tradizione ai piedi del monte, circa duecento persone salirono sul rogo. Il luogo è chiamato ancora oggi Prat dels Cremats, il «prato dei bruciati», e vi sorge una stele commemorativa.

Il tesoro e il Graal

Le fonti inquisitoriali riferiscono che poco prima della resa alcuni perfetti lasciarono il castello di nascosto, portando con sé qualcosa che i documenti chiamano tesoro, forse denaro o libri. Su questo dettaglio si sono costruite innumerevoli ipotesi, perché non si sa che cosa fosse né dove sia finito. Le rovine attuali, inoltre, appartengono in gran parte alla fortezza ricostruita dopo il 1244 dai nuovi signori.

Nell'Ottocento lo storico protestante Napoléon Peyrat contribuì a una visione romantica dei Catari, e negli anni Trenta del Novecento il tedesco Otto Rahn identificò Montségur con il castello del Graal. Più tardi vennero proposte interpretazioni solari, legate all'orientamento delle mura. Sono teorie prive di fondamento storico, ma hanno reso il castello una meta di pellegrinaggio per cercatori di misteri.

Montségur merita di essere visitato soprattutto per ciò che è stato davvero: il luogo di una fede perseguitata e di un'atroce violenza religiosa. Salire al castello significa ricordare uomini e donne che preferirono la morte alla rinuncia, e riflettere sul prezzo dell'intolleranza. Nel villaggio ai piedi del monte un piccolo museo espone i reperti degli scavi, tra cui oggetti di uso quotidiano e armi dell'epoca dell'assedio.