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La grotta della Sibilla e le leggende dei Monti Sibillini

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Il regno della Sibilla appenninica, il Guerrin Meschino, il viaggio di Antoine de la Sale nel 1420 e il lago di Pilato: miti dei Monti Sibillini.

Tra le Marche e l'Umbria si stende una catena di montagne che porta nel nome una profetessa: i Monti Sibillini. Sulla cima del Monte Sibilla, a oltre duemila metri, si apriva una grotta che per secoli fu considerata l'ingresso del regno sotterraneo di una regina incantatrice. Poco lontano, sotto il Monte Vettore, un piccolo lago glaciale era legato a un'altra leggenda oscura. Queste montagne hanno attirato cavalieri, viaggiatori e curiosi da tutta Europa.

La regina sotto la montagna

Nell'antichità le sibille erano profetesse ispirate, come quella di Cuma ricordata da Virgilio. Nel Medioevo, nell'Appennino centrale, si formò la tradizione di una Sibilla che non era morta ma viveva in un palazzo sotterraneo con un seguito di damigelle, tra giardini e ricchezze. Chi entrava nel suo regno poteva restarvi in un piacere senza fine, ma rischiava di perdere l'anima, perché il tempo vi scorreva diversamente e l'uscita era concessa solo entro un termine preciso.

All'inizio del Quattrocento lo scrittore fiorentino Andrea da Barberino raccontò nel romanzo Guerrin Meschino la discesa del suo eroe nella grotta. Guerrino vi cercava notizie sulla propria origine e resisteva per un anno alle seduzioni della regina e delle sue ancelle. Il romanzo ebbe una diffusione enorme e rese la grotta famosa in tutta Italia.

Il viaggio di Antoine de la Sale

Nel maggio del 1420 lo scrittore francese Antoine de la Sale salì sul monte e visitò l'ingresso della grotta. Anni dopo descrisse l'esperienza in un testo noto come il Paradiso della regina Sibilla, inserito nella sua opera La Salade. Riportò con precisione il paesaggio, le iscrizioni lasciate dai visitatori e i racconti dei pastori del luogo, senza tuttavia spingersi nelle parti più profonde.

Nel suo racconto compaiono le storie di un cavaliere tedesco che sarebbe vissuto a lungo nel regno della Sibilla e poi, pentito, si sarebbe recato a Roma per ottenere il perdono del papa. Molti studiosi hanno notato la somiglianza con la leggenda germanica di Tannhäuser e del monte di Venere, segno di una circolazione europea di questi motivi.

Il lago di Pilato

Ai piedi del Monte Vettore, a quasi duemila metri, si trova il lago di Pilato. Secondo la leggenda, il corpo di Ponzio Pilato, chiuso in un carro trainato da bufali lasciati liberi, sarebbe finito proprio in queste acque. Nel Medioevo il lago divenne meta di negromanti che vi salivano per consacrare libri magici, tanto che le autorità di Norcia ne vietarono l'accesso con pene severe.

Oggi il lago è conosciuto anche per un minuscolo crostaceo rosso, il chirocefalo del Marchesoni, che vive soltanto qui e che si osserva nelle acque basse durante l'estate. La grotta della Sibilla, invece, nel corso del Novecento è stata ostruita da crolli e interventi, e il suo interno non è più visitabile. Restano l'ingresso franato e il panorama sulla valle, che basta a far capire perché questo luogo abbia colpito l'immaginazione di tanti.

Dal 1993 l'area è tutelata dal Parco nazionale dei Monti Sibillini. Le leggende della Sibilla e di Pilato sono parte del patrimonio di questi paesi, da Norcia a Montemonaco, e raccontano come una montagna possa diventare soglia tra il mondo umano e quello del meraviglioso, tra la fede e la tentazione.