Spoleto, la legge del bosco sacro e gli eremiti di Monteluco
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- Roma e l'Italia centrale
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La Lex Spoletina sul bosco sacro, i lecci di Monteluco abitati da eremiti, Annibale respinto e le pietre scolpite di San Pietro: la Spoleto meno nota.
Spoleto è nota per il festival, per il ponte delle Torri e per la rocca voluta dal cardinale Albornoz. Meno conosciuta è la sua lunga storia di luogo sacro, che comincia in età romana con un bosco protetto da una legge incisa nella pietra e prosegue nel Medioevo con gli eremiti del Monteluco. In questa città dell'Umbria il rapporto tra natura, culto e memoria ha lasciato testimonianze rare, che permettono di seguire la continuità del sacro attraverso i secoli.
La legge del bosco sacro
Spoleto divenne colonia latina nel 241 a.C. A un'epoca vicina risalgono due cippi di pietra con un testo in latino arcaico, noto come Lex Spoletina o legge del bosco sacro. L'iscrizione vieta di tagliare o portare via legna dal lucus, il bosco consacrato a una divinità, salvo che nel giorno del sacrificio annuale. Chi violava il divieto doveva offrire un bue in sacrificio espiatorio a Giove e pagare una multa in denaro.
Il documento è prezioso perché mostra come i romani considerassero certi boschi spazi inviolabili, appartenenti agli dèi. Gli alberi non erano soltanto una risorsa, ma la dimora di una presenza divina. Il bosco interessato era con ogni probabilità quello del Monteluco, il monte che sovrasta la città, il cui nome stesso sembra conservare la memoria del lucus antico.
Monteluco, la montagna degli eremiti
La sacralità del Monteluco sopravvisse alla fine del paganesimo. Secondo la tradizione, dal VI secolo il bosco di lecci fu abitato da eremiti, alcuni dei quali giunti dall'Oriente, che vivevano in grotte e piccole celle. Il monte divenne una sorta di Tebaide umbra, paragonata ai deserti egiziani dei primi monaci. Più tardi vi sorse un piccolo convento legato, secondo la tradizione, a san Francesco d'Assisi.
Ancora oggi la lecceta del Monteluco è un ambiente di particolare bellezza, protetto per secoli proprio dalla sua fama di luogo santo. Il passaggio dal bosco degli dèi al bosco degli eremiti mostra una continuità sorprendente: cambia la religione, ma resta l'idea che quel luogo vada rispettato e sottratto all'uso comune.
Annibale e le pietre che raccontano
Nel 217 a.C., dopo la vittoria del Trasimeno, Annibale tentò di prendere Spoleto ma fu respinto, come racconta lo storico Livio. La tradizione cittadina lega a quell'episodio il nome di Porta Fuga, una delle porte della città, dove i cartaginesi si sarebbero dati alla fuga. È un esempio di come la memoria locale abbia legato un monumento a un evento eroico.
Fuori dalle mura, la chiesa di San Pietro presenta una facciata romanica decorata da rilievi del XII secolo. Vi compaiono scene morali e animali simbolici: un lupo travestito da monaco, una volpe che si finge morta per catturare gli uccelli, un uomo che lotta contro un leone. Sono immagini tratte dalla cultura dei bestiari medievali, che insegnavano ai fedeli a riconoscere l'inganno e la virtù. Poco lontano, la basilica di San Salvatore fa parte del sito UNESCO dedicato ai Longobardi in Italia.
Spoleto invita a una lettura lenta, attenta ai dettagli. Il bosco sacro, gli eremi del Monteluco e i rilievi di San Pietro raccontano una città in cui il sacro si è radicato nel paesaggio prima ancora che nei monumenti, e in cui ogni epoca ha saputo riconoscere ed ereditare la santità dei luoghi.