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Torino e il doppio triangolo della magia bianca e nera

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45.07° N, 7.69° E
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Torino e il Nord Italia
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La Gran Madre di Dio di Torino e la leggenda del Graal →
45.07° N7.69° E

Torino vertice di due triangoli magici con Lione, Praga, Londra e San Francisco: origini moderne di una leggenda e i luoghi che la città le ha legato.

Torino porta da decenni una fama singolare: quella di città magica per eccellenza. Secondo una tradizione popolare di origine incerta, il capoluogo piemontese sarebbe il vertice comune di due triangoli esoterici, uno di magia bianca con Lione e Praga, l'altro di magia nera con Londra e San Francisco. Nessun documento antico attesta questa geografia, che appartiene alla letteratura del mistero del Novecento, ma la leggenda ha plasmato in modo durevole il modo in cui la città viene raccontata, descritta e visitata.

Le origini di una leggenda moderna

Chi cerca le radici del doppio triangolo nei trattati rinascimentali o negli archivi sabaudi resta a mani vuote. La formula si diffonde soprattutto nella seconda metà del XX secolo, tra guide insolite, articoli di giornale e passeggiate notturne. Alcuni l'hanno collegata alla posizione di Torino vicino al 45° parallelo, altri alla confluenza del Po e della Dora, che la tradizione simbolica legge come incontro di un fiume solare e di uno lunare. Sono interpretazioni suggestive, non dati storici, e vanno raccontate come tali.

La città, del resto, aveva già una lunga familiarità con il meraviglioso. Una leggenda erudita attribuisce la sua fondazione a un principe egizio, Eridano, giunto sulle rive del Po e devoto al dio Api, venerato in forma di toro. Il toro dello stemma cittadino è in realtà un'arma parlante legata al nome dei Taurini, l'antico popolo della zona, ma il mito egizio ha accompagnato per secoli l'immagine colta della città.

I luoghi della luce

Al polo positivo la tradizione assegna Piazza Castello, con il Palazzo Reale e la Cappella della Sindone, e la chiesa della Gran Madre di Dio, sulla riva destra del Po. La Sindone, trasferita a Torino da Chambéry nel 1578 per volontà di Emanuele Filiberto di Savoia, ha contribuito più di ogni altro elemento a fare della città un luogo di pellegrinaggio. La cappella progettata da Guarino Guarini, con la sua cupola a intreccio di archi, è un capolavoro di geometria luminosa del tardo Seicento.

I luoghi dell'ombra

Il polo negativo coincide invece, secondo i narratori di misteri, con Piazza Statuto, nella parte occidentale della città, rivolta verso il tramonto. In età romana quest'area si trovava fuori dalle mura, dove era consuetudine collocare le sepolture, e non lontano, in epoca moderna, si eseguivano condanne capitali, come ricorda il nome popolare di Rondò della Forca. A queste memorie si sono sovrapposte suggestioni più recenti, come quella che vede nel monumento al traforo del Fréjus un richiamo all'angelo ribelle.

Tra luce e ombra si collocano molti altri luoghi che il visitatore incontra senza saperlo: il piccolo toro di ottone incastonato nel selciato sotto i portici di Piazza San Carlo, dove la consuetudine vuole che si appoggi il tallone per buona sorte; i draghi e i mascheroni sui portoni barocchi; i tombini che, secondo alcuni racconti, segnalerebbero l'accesso a grotte alchemiche nascoste sotto la città. Di queste grotte, beninteso, non esiste alcuna prova documentaria.

Il triangolo magico di Torino va dunque letto come un racconto collettivo, nato in età recente e cresciuto per accumulo. Il suo valore non sta nella verità geografica, ma nella capacità di far guardare con occhi nuovi piazze, chiese e monumenti che possiedono una storia documentata ben più ricca della leggenda stessa, fatta di architetti, sovrani, reliquie e collezioni di primo piano.