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Piazza Navona: lo stadio di Domiziano e le leggende barocche

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Roma e l'Italia centrale
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Dallo stadio antico alla Fontana dei Quattro Fiumi, dalla rivalità tra Bernini e Borromini al lago d'agosto: storia e leggende di piazza Navona.

La forma allungata e arrotondata di piazza Navona non è un capriccio urbanistico: ricalca esattamente la pista di uno stadio antico. Qui l'imperatore Domiziano fece costruire un impianto per le gare atletiche alla greca, e sulle sue rovine crebbero case, chiese e palazzi. Oggi la piazza è il salotto barocco di Roma, ma sotto le facciate e le fontane si nascondono storie di martiri, rivalità artistiche e tradizioni popolari che i romani raccontano da secoli.

Uno stadio sotto la piazza

Lo stadio di Domiziano fu inaugurato intorno all'86 d.C. e poteva accogliere decine di migliaia di spettatori, secondo le stime circa trentamila. Era destinato agli agoni, le competizioni atletiche di tradizione greca, e proprio dall'espressione «in agone» deriverebbe il nome Navona, attraverso trasformazioni popolari. Le gradinate furono poi inglobate negli edifici medievali, che ne seguirono il perimetro. Alcuni resti delle strutture antiche sono ancora visibili sotto il livello stradale, sul lato settentrionale della piazza.

Alla piazza è legata la memoria di sant'Agnese, giovane martire romana venerata fin dal IV secolo. Secondo la tradizione, fu esposta nuda sotto le arcate dello stadio, ma i suoi capelli crebbero miracolosamente fino a coprirla. Sul luogo del martirio sorge la chiesa di Sant'Agnese in Agone, ricostruita nel Seicento con la facciata progettata da Francesco Borromini.

La fontana e la rivalità tra due geni

Al centro della piazza Gian Lorenzo Bernini realizzò per papa Innocenzo X Pamphilj la Fontana dei Quattro Fiumi, completata nel 1651. Le statue rappresentano il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata, cioè i quattro continenti allora noti. Sopra la scogliera si innalza un obelisco con geroglifici fatti incidere in età romana, che ricordano Domiziano, recuperato dal circo di Massenzio sulla via Appia.

Una leggenda famosa vuole che il Rio della Plata alzi la mano per proteggersi dal crollo della facciata di Borromini, e che il Nilo si copra il volto per non vederla. La storia è suggestiva ma impossibile: la fontana fu terminata prima che Borromini assumesse la direzione dei lavori della chiesa. Il velo del Nilo allude piuttosto alle sorgenti del fiume, allora sconosciute.

Il lago d'agosto e le voci della città

Dalla metà del Seicento fino all'Ottocento, nei fine settimana d'agosto, gli scoli delle fontane venivano chiusi e la piazza, leggermente concava, si allagava. Le carrozze dei nobili vi passavano tra gli spruzzi e il popolo assisteva divertito, in una festa che univa refrigerio e spettacolo. Era il cosiddetto lago di piazza Navona, ricordato in stampe e descrizioni di viaggiatori.

A pochi passi si trova la statua di Pasquino, un frammento antico collocato all'angolo di palazzo Braschi nel 1501. Su di essa i romani attaccavano versi satirici contro i potenti, le pasquinate. Anche la potente cognata di Innocenzo X, donna Olimpia Maidalchini, entrò nel folklore: secondo la leggenda, il suo fantasma attraversa di notte la città in carrozza.

Passeggiare per piazza Navona significa camminare sulla pista di uno stadio, tra le opere di due artisti rivali e le memorie di una città che amava ridere dei propri padroni. Le leggende che vi circolano, anche quando smentite dai documenti, raccontano come i romani abbiano sempre trasformato l'arte e la storia in narrazione condivisa.