Glastonbury, l'isola di Avalon tra re Artù e Giuseppe d'Arimatea
- Coordinate
- 51.14° N, 2.70° W
- Tappa
- Europa esoterica
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Glastonbury tra storia e leggenda: l'abbazia, la presunta tomba di re Artù del 1191, Giuseppe d'Arimatea, il Graal, il Tor e la sorgente del Chalice Well.
Nella pianura del Somerset, che un tempo si allagava formando acquitrini e isole, si alza una collina conica sormontata da una torre solitaria. È il Glastonbury Tor, punto di riferimento di un paesaggio che la tradizione medievale identificò con Avalon, l'isola dove re Artù sarebbe stato portato dopo l'ultima battaglia. Intorno a questa collina e alla grande abbazia ai suoi piedi si sono depositati, nel corso dei secoli, alcuni dei miti più duraturi della cultura inglese.
L'abbazia e la tomba di Artù
L'abbazia di Glastonbury era una delle più antiche e ricche d'Inghilterra. Nel 1184 un incendio distrusse gran parte degli edifici. Pochi anni dopo, nel 1191, i monaci annunciarono di aver trovato nel cimitero la sepoltura di re Artù e della regina Ginevra, segnalata da una croce di piombo con un'iscrizione. Il racconto ci è giunto soprattutto attraverso Giraldo Cambrense, che scrisse di aver visto i resti.
Molti storici ritengono che la scoperta abbia avuto anche lo scopo di attirare pellegrini e donazioni per la ricostruzione. Nel 1278 le ossa furono trasferite in una tomba davanti all'altare maggiore, alla presenza di re Edoardo I. La croce di piombo è andata perduta nel Settecento e ne resta solo un disegno pubblicato da William Camden.
Giuseppe d'Arimatea e il Graal
Un secondo filone leggendario attribuisce la fondazione della prima chiesa di Glastonbury a Giuseppe d'Arimatea, il discepolo che secondo i Vangeli diede sepoltura a Gesù. Questa tradizione si sviluppò nel corso del Duecento, anche attraverso aggiunte all'opera storica di Guglielmo di Malmesbury sull'abbazia, e si intrecciò con i romanzi del Graal che in quegli stessi decenni si diffondevano in Francia e in Inghilterra.
Alla leggenda di Giuseppe è legato anche il biancospino di Glastonbury, che fiorisce due volte l'anno, in primavera e intorno a Natale. Il racconto vuole che sia nato dal bastone del santo piantato nel terreno. Ai piedi del Tor si trova inoltre il Chalice Well, una sorgente dalle acque rossastre per la presenza di ferro, che la tradizione moderna ha collegato al calice dell'Ultima Cena.
Il Tor e la fine dell'abbazia
Sulla sommità del Tor sorgeva una chiesa dedicata a San Michele, distrutta da un terremoto nel 1275 e ricostruita; di quella successiva rimane solo la torre del Trecento. La dedica all'arcangelo, frequente sulle alture, suggerisce l'antica percezione del luogo come punto di contatto tra cielo e terra, anche se le ipotesi di culti precristiani sulla collina restano difficili da provare.
La storia dell'abbazia si chiuse tragicamente nel 1539, durante la soppressione dei monasteri voluta da Enrico VIII. L'ultimo abate, Richard Whiting, fu giustiziato proprio sul Tor. Gli edifici furono spogliati e oggi ne restano rovine suggestive, dove una targa indica il luogo della presunta tomba di Artù. Si conservano tra l'altro la cappella della Vergine e la singolare cucina dell'abate, a pianta quadrata con il tetto ottagonale.
Nel Novecento Glastonbury è diventata un centro della spiritualità alternativa, con librerie, pellegrinaggi e celebrazioni stagionali. Visitarla con consapevolezza storica permette di apprezzare come leggende di epoche diverse, medievali e moderne, si siano depositate su un unico paesaggio. La scrittrice Dion Fortune, che vi abitò tra le due guerre, contribuì a diffonderne l'immagine di luogo spirituale. Alla stessa epoca risalgono le prime teorie su linee energetiche e figure zodiacali disegnate nel paesaggio, ipotesi suggestive ma prive di fondamento archeologico.