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Delfi, l'ombelico del mondo sulle pendici del Parnaso

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38.48° N, 22.50° E
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Luoghi sacri e misteriosi
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Monte Athos, la repubblica dei monaci nel cuore dell'Egeo →
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Delfi come luogo: l'omphalos, il tempio di Apollo, la fonte Castalia, la tholos di Marmaria, i tesori, il teatro e la riscoperta archeologica.

Sulle pendici meridionali del Parnaso, in Focide, un anfiteatro naturale di rocce chiamate Fedriadi si apre su una valle di ulivi che scende fino al golfo di Corinto. Qui sorgeva Delfi, il santuario panellenico di Apollo. Prima ancora che per l'oracolo, celebre in tutto il Mediterraneo, Delfi colpisce per il paesaggio: un luogo in cui architettura e natura sembrano collaborare per suscitare nel visitatore un senso di soggezione, come accadeva ai pellegrini antichi che salivano la Via Sacra.

L'omphalos e il centro della Terra

Il mito racconta che Zeus liberò due aquile dalle estremità opposte del mondo e che esse si incontrarono proprio a Delfi, segnando così il centro della Terra. Il punto era indicato dall'omphalos, l'ombelico, una pietra a forma di cupola. Nel museo di Delfi se ne conserva una celebre copia in marmo decorata da una rete a rilievo, probabilmente di età ellenistica o romana, che restituisce l'idea di un oggetto venerato come cardine del mondo.

Un altro racconto, narrato nell'Inno omerico ad Apollo, spiega il nome di Pito con cui il luogo era anche conosciuto. Apollo vi uccise il serpente Pitone, custode del sito, e il corpo del mostro marcì al sole. Da quell'episodio derivavano sia il titolo della sacerdotessa, la Pizia, sia i Giochi Pitici, celebrati ogni quattro anni e secondi per prestigio soltanto alle Olimpiadi.

La Via Sacra, i tesori e il tempio

Il santuario di Apollo si percorre ancora oggi lungo la Via Sacra, che sale a tornanti tra i resti dei tesori, piccoli edifici a forma di tempietto con cui le città greche ostentavano la propria devozione e la propria ricchezza. Il tesoro degli Ateniesi, ricostruito all'inizio del Novecento con i blocchi originali, conserva sulle pareti iscrizioni tra cui due inni ad Apollo con notazione musicale, tra le testimonianze più importanti della musica greca antica.

Il tempio di Apollo che vediamo oggi è quello ricostruito nel IV secolo a.C., dopo un terremoto. Secondo autori come Platone e Pausania, sul pronao erano incise massime attribuite ai Sette Sapienti, tra cui «Conosci te stesso» e «Nulla di troppo». Più in alto si trovano il teatro, che poteva accogliere alcune migliaia di spettatori, e lo stadio, dove si tenevano le gare atletiche dei Giochi Pitici.

Castalia e il santuario di Atena Pronaia

Tra le due rupi delle Fedriadi sgorga la fonte Castalia, nelle cui acque i pellegrini e i sacerdoti si purificavano prima di entrare nel santuario. I poeti di età più tarda la consideravano sacra alle Muse. Poco più in basso, nell'area detta Marmaria, si trova il santuario di Atena Pronaia, con la tholos, un elegante edificio circolare del IV secolo a.C. di cui sono state rialzate tre colonne, divenuto una delle immagini più note della Grecia antica.

Dalla rovina alla riscoperta

Il santuario decadde in età imperiale e fu abbandonato con la fine dei culti pagani. Sulle rovine sorse il villaggio di Kastri, che alla fine dell'Ottocento fu trasferito per permettere la Grande Fouille, il grande scavo condotto dalla Scuola francese di Atene a partire dal 1892. Proprio allora venne alla luce l'Auriga di Delfi, statua in bronzo del V secolo a.C., oggi gioiello del museo. Iscritto nel Patrimonio dell'umanità dal 1987, il sito conserva intatta la sua forza evocativa.