Monte Athos, la repubblica dei monaci nel cuore dell'Egeo
- Coordinate
- 40.16° N, 24.33° E
- Tappa
- Luoghi sacri e misteriosi
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Il Monte Athos: la fondazione della Grande Lavra nel 963, i venti monasteri, l'avaton, l'esicasmo, il Giardino della Madre di Dio e il tempo bizantino.
La penisola più orientale della Calcidica, nel nord della Grecia, si allunga nel mare per una cinquantina di chilometri e culmina nella vetta del Monte Athos, alta oltre duemila metri. Su questa lingua di terra coperta di boschi vive da più di mille anni una comunità monastica ortodossa che si governa con regole proprie. Il Monte Athos, che i Greci chiamano semplicemente la Montagna Santa, è uno dei luoghi in cui la tradizione bizantina si è conservata con maggiore continuità.
Il Giardino della Madre di Dio
Secondo una tradizione devota, la Vergine Maria, in viaggio per mare verso Cipro insieme all'evangelista Giovanni, fu spinta da una tempesta sulle coste della penisola. Colpita dalla bellezza del luogo, chiese al Figlio di farne il proprio giardino, e da allora l'Athos è detto il Giardino della Madre di Dio. La leggenda è alla base dell'avaton, la consuetudine che vieta l'ingresso alle donne, ancora oggi rispettata. Per tradizione il divieto si estende anche a molti animali domestici di sesso femminile, e la penisola resta separata dalla terraferma da un confine sorvegliato.
Eremiti vivevano sulla Montagna già prima del X secolo, ma la svolta arrivò nel 963, quando Atanasio l'Athonita fondò la Grande Lavra con il sostegno dell'imperatore Niceforo Foca. Pochi anni dopo, intorno al 972, l'imperatore Giovanni Zimisce approvò il primo statuto della comunità, noto come Tragos perché scritto su una pergamena di pelle di capra. Il documento è ancora custodito nella capitale della penisola, Karyes.
Venti monasteri, una sola comunità
Oggi l'Athos conta venti monasteri principali, attorno ai quali si raccolgono skiti, celle ed eremi. Diciassette sono greci, mentre Hilandar è serbo, Zografou bulgaro e San Panteleimon russo, a testimonianza del ruolo della Montagna per l'intero mondo ortodosso. Ogni monastero invia un rappresentante alla Sacra Comunità di Karyes, che amministra la penisola sotto la sovranità greca e sotto la giurisdizione spirituale del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
I monasteri custodiscono un patrimonio immenso di icone, affreschi, reliquiari e manoscritti, in parte ancora da studiare. Molti, come Vatopedi, Iviron o Simonopetra, sorgono in posizioni spettacolari, su promontori o su speroni di roccia a picco sul mare. Nel 1988 l'UNESCO ha iscritto il Monte Athos nel Patrimonio dell'umanità, riconoscendone il valore tanto culturale quanto naturale.
L'esicasmo e il tempo della Montagna
Nel XIV secolo l'Athos fu il centro dell'esicasmo, una corrente di spiritualità che cercava la quiete interiore attraverso la preghiera continua. Il suo più celebre difensore fu Gregorio Palamas, monaco athonita e poi arcivescovo di Tessalonica, le cui tesi furono accolte dalla Chiesa ortodossa in una serie di concili celebrati a Costantinopoli. L'esicasmo rimane un tratto essenziale della spiritualità della Montagna.
Anche il tempo, sull'Athos, scorre in modo diverso. I monasteri seguono il calendario giuliano, in ritardo di tredici giorni rispetto a quello civile, e in molti di essi la giornata si conta ancora secondo l'ora bizantina, che inizia al tramonto. Ai pellegrini maschi è concesso un permesso d'ingresso, il diamonitirion, rilasciato in numero limitato, mentre l'accesso avviene soltanto via mare, dai porti di Ouranoupoli o di Ierissos. Così la Montagna Santa continua a vivere come un mondo a parte, legato ai ritmi della liturgia.