Monte Sant'Angelo, la grotta dell'arcangelo sul Gargano
- Coordinate
- 41.71° N, 15.96° E
- Tappa
- Luoghi sacri e misteriosi
- Lettura
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Monte Sant'Angelo sul Gargano: le apparizioni di san Michele secondo la tradizione, la celeste basilica, le porte di bronzo e il culto dei Longobardi.
Sul promontorio del Gargano, in Puglia, a oltre ottocento metri di altezza, una cittadina bianca si è sviluppata attorno a una grotta. È Monte Sant'Angelo, sede del più antico santuario dell'Occidente dedicato all'arcangelo Michele. Per tutto il Medioevo la grotta fu meta di pellegrini, re e santi provenienti da ogni angolo d'Europa, e il suo modello si diffuse fino in Normandia e in Irlanda. Ancora oggi è uno dei luoghi di culto più frequentati del Mezzogiorno.
Il toro, la freccia e le apparizioni
La storia della fondazione è narrata in un testo latino altomedievale, il Liber de apparitione sancti Michaelis in Monte Gargano. Secondo il racconto, un ricco signore della zona, di nome Gargano, perse il toro più bello della sua mandria e lo ritrovò inginocchiato all'ingresso di una caverna. Irritato, scagliò contro l'animale una freccia, che tornò indietro e lo ferì. Il vescovo di Siponto, informato del prodigio, indisse tre giorni di preghiera, al termine dei quali l'arcangelo gli apparve rivelando che la grotta era sotto la sua protezione.
La tradizione colloca questa prima apparizione nel 490 e ne aggiunge altre: una durante una battaglia tra i Sipontini e i Napoletani, vinta grazie all'intervento celeste, e una nel 493, quando Michele avrebbe annunciato di aver consacrato egli stesso la grotta. Da qui il nome di celeste basilica, l'unica chiesa, secondo la devozione, non consacrata da mano d'uomo. Gli storici considerano queste date tradizionali, ma il culto è certamente antichissimo.
I Longobardi e i pellegrini
Nel VII secolo il Gargano entrò nell'orbita del ducato longobardo di Benevento, e i Longobardi, convertiti al cristianesimo, fecero dell'arcangelo guerriero il loro protettore. Ne promossero il culto in tutto il regno, coniando monete con la sua immagine e dedicandogli chiese. Sulle pareti dell'accesso al santuario si conservano numerose iscrizioni lasciate dai pellegrini altomedievali, tra cui alcune in caratteri runici, segno di visitatori provenienti dal mondo anglosassone.
Dal 2011 il santuario fa parte del sito UNESCO «I Longobardi in Italia. I luoghi del potere». Monte Sant'Angelo era una tappa della via che i pellegrini percorrevano verso i porti pugliesi, e da lì verso la Terra Santa. Il tratto garganico è spesso indicato come Via Sacra Langobardorum, un nome che sottolinea il legame tra quel popolo e la grotta dell'arcangelo.
La grotta, le porte e la statua
Si scende alla grotta attraverso una lunga scalinata, voluta dagli Angioini, che conduce a un portale con battenti di bronzo. Le porte furono fuse a Costantinopoli e donate nel 1076 da Pantaleone, membro di una famiglia di mercanti amalfitani, e presentano formelle con scene di apparizioni angeliche. All'interno la grotta naturale conserva l'altare, la cattedra episcopale in pietra e la statua marmorea di san Michele, attribuita alla bottega del Sansovino.
Accanto al santuario sorgono il campanile ottagonale, fatto erigere da Carlo I d'Angiò, e il cosiddetto battistero di San Giovanni in Tumba, noto per tradizione popolare come tomba di Rotari. Ogni anno, l'8 maggio e il 29 settembre, la città celebra l'arcangelo con grande partecipazione, rinnovando una devozione che dura da quindici secoli.