Marchio registrato Studio Esoterico CornelioCittà MagicheUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Skellig Michael, il monastero sospeso sull'Atlantico

Coordinate
51.77° N, 10.54° W
Tappa
Luoghi sacri e misteriosi
Lettura
2 min di lettura
Successivo
Samotracia e il santuario dei Grandi Dèi →
51.77° N10.54° W

Skellig Michael, al largo del Kerry: le celle a alveare dei monaci irlandesi, le scale nella roccia, l'incursione vichinga dell'823 e il sito UNESCO.

A circa dodici chilometri dalla costa della contea di Kerry, nell'Irlanda sud-occidentale, due scogli di arenaria emergono dall'Atlantico come denti aguzzi. Il più grande, Skellig Michael, in irlandese Sceilg Mhichíl, si innalza per oltre duecento metri. Sulle sue terrazze, battute dal vento e dalle onde, una comunità di monaci visse per secoli in uno degli eremi più estremi della cristianità, lasciando costruzioni in pietra a secco giunte fino a noi in modo straordinario.

I monaci della fine del mondo

La data di fondazione del monastero non è nota con precisione. La tradizione la attribuisce a un san Fionán, ma i dati archeologici e le prime menzioni negli annali irlandesi rimandano a un periodo compreso tra il VI e l'VIII secolo. La scelta di un luogo così remoto rispondeva all'ideale del monachesimo irlandese di ritirarsi ai margini del mondo conosciuto, in una forma di esilio volontario per amore di Dio.

La dedicazione all'arcangelo Michele, che dà il nome attuale all'isola, sembra più tarda, attestata intorno al X o all'XI secolo. Si inserisce nella diffusione del culto micaelico sulle alture e sui promontori marini, che aveva il suo modello nel Gargano. Proprio per questo nel Novecento Skellig Michael è stato collocato all'inizio della leggendaria linea di San Michele, una costruzione moderna senza fondamento storico.

Celle ad alveare e scale nella roccia

Il monastero sorge su una terrazza a circa centottanta metri sul livello del mare, raggiungibile con scalinate di pietra tagliate nella roccia, che contano complessivamente oltre seicento gradini. Il complesso comprende sei celle ad alveare, chiamate in irlandese clocháin, due oratori a forma di barca rovesciata, croci e lastre incise, un piccolo cimitero e i resti di una chiesa medievale. Le celle sono costruite senza malta, con pietre sovrapposte a sbalzo, e sono ancora impermeabili.

Su un'altra parte dell'isola, verso la vetta detta South Peak, si trova un eremo ancora più isolato, costruito su terrazze strettissime affacciate sul vuoto. Il suo accesso è così pericoloso che non è aperto ai visitatori. I monaci coltivavano piccoli orti su terra accumulata e vivevano di pesca, di uova e di uccelli marini, in un isolamento interrotto soltanto dall'arrivo delle barche nei mesi di bel tempo.

Vichinghi, abbandono e riconoscimento

Gli annali irlandesi ricordano un'incursione vichinga sull'isola nell'823 o nell'824, durante la quale fu rapito un monaco di nome Etgal, che morì poi di fame e di sete. Nonostante ciò la vita monastica continuò. Tra il XII e il XIII secolo, con il peggiorare del clima e la riforma delle istituzioni ecclesiastiche irlandesi, la comunità si trasferì sulla terraferma, presso Ballinskelligs, ma l'isola rimase per secoli meta di pellegrinaggi penitenziali.

Nel 1996 l'UNESCO ha iscritto Skellig Michael nel Patrimonio dell'umanità come straordinario esempio di insediamento monastico primitivo. L'isola è oggi una riserva per gli uccelli marini, tra cui pulcinelle di mare e sule, e si visita solo nei mesi estivi, con un numero limitato di barche e quando il mare lo consente, per preservarne la fragilità.