Göbekli Tepe, i pilastri di pietra più antichi del mondo
- Coordinate
- 37.22° N, 38.92° E
- Tappa
- Luoghi sacri e misteriosi
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Göbekli Tepe, in Anatolia: recinti di pilastri a T scolpiti oltre undicimila anni fa, gli scavi di Klaus Schmidt e il dibattito sul primo santuario.
Su una collina calcarea a pochi chilometri dalla città turca di Şanlıurfa, nell'Anatolia sud-orientale, sorge uno dei siti archeologici che più hanno cambiato la nostra idea della preistoria. Göbekli Tepe, il cui nome significa collina panciuta, ospita grandi recinti circolari di pilastri in pietra scolpiti tra il X e il IX millennio a.C., quando gli esseri umani della regione erano ancora in gran parte cacciatori e raccoglitori. Pur trovandosi fuori d'Europa, il sito è oggi un riferimento obbligato per chi studia i luoghi sacri dell'umanità.
La scoperta e gli scavi
La collina era stata notata già negli anni Sessanta del Novecento durante una ricognizione, ma le lastre affioranti furono scambiate per resti di un cimitero medievale. Fu l'archeologo tedesco Klaus Schmidt, dell'Istituto archeologico germanico, a intuirne l'importanza e ad avviare gli scavi nel 1995, in collaborazione con il museo di Şanlıurfa. Schmidt diresse le ricerche fino alla morte, avvenuta nel 2014, e le sue pubblicazioni resero il sito famoso in tutto il mondo.
Le datazioni al radiocarbonio collocano le fasi più antiche intorno al 9600 a.C., all'inizio del cosiddetto Neolitico preceramico. Ciò significa che i pilastri sono più antichi di circa sei millenni rispetto a Stonehenge. In una fase successiva i recinti furono riempiti di detriti, pietrame e resti di pasto, forse intenzionalmente, e questo ha favorito la loro conservazione. Nel 2018 l'UNESCO ha iscritto Göbekli Tepe nel Patrimonio dell'umanità.
Pilastri a forma di T e animali scolpiti
I recinti sono formati da grandi pilastri di calcare a forma di T, disposti in cerchio e collegati da muri, con due pilastri più alti al centro. Alcuni superano i cinque metri. Sulle facce dei pilastri sono scolpiti a rilievo volpi, cinghiali, serpenti, gru, avvoltoi e scorpioni, spesso con una forza espressiva sorprendente. Si tratta di un bestiario dominato da animali selvatici e pericolosi, che non sembra riflettere la caccia quotidiana ma un mondo di significati simbolici.
Nel recinto chiamato D i due pilastri centrali portano braccia scolpite sui fianchi, mani che si congiungono sul ventre, cinture e perizomi di pelle di volpe. Sono dunque figure umanoidi stilizzate, forse esseri sovrannaturali o antenati. Uno dei pilastri dello stesso recinto, noto come pietra dell'avvoltoio, ha suscitato interpretazioni astronomiche e catastrofiste che la comunità scientifica considera prive di fondamento.
Tempio o villaggio? Un dibattito aperto
Schmidt interpretò Göbekli Tepe come un santuario di montagna, un luogo di raduno per gruppi di cacciatori che vi si incontravano per cerimonie e banchetti, e lo definì il primo tempio dell'umanità. Le ricerche successive, condotte dopo la sua morte, hanno individuato edifici più piccoli, cisterne per raccogliere l'acqua piovana e strumenti per la lavorazione dei cereali, suggerendo che il sito fosse anche abitato in modo stabile. Oggi molti archeologi preferiscono parlare di un insediamento con edifici speciali, dedicati ad attività comunitarie e rituali.
Il dibattito non toglie nulla all'eccezionalità del luogo, anzi lo arricchisce. Negli ultimi anni l'esplorazione di siti vicini con pilastri simili, come Karahan Tepe, ha mostrato che Göbekli Tepe faceva parte di un paesaggio culturale più ampio, oggi indicato come Taş Tepeler, le colline di pietra. Questi monumenti testimoniano che il bisogno di costruire luoghi straordinari accompagnò, e forse precedette, la nascita dell'agricoltura.