Iona, l'isola di san Columba nelle Ebridi
- Coordinate
- 56.33° N, 6.39° W
- Tappa
- Luoghi sacri e misteriosi
- Lettura
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Iona, nelle Ebridi scozzesi: l'arrivo di san Columba nel 563, la Vita di Adomnán, il Libro di Kells, le incursioni vichinghe e le tombe dei re.
Al largo della costa occidentale della Scozia, separata dall'isola di Mull da uno stretto braccio di mare, Iona è lunga poco più di cinque chilometri. Eppure poche isole hanno avuto un ruolo tanto grande nella storia religiosa e culturale delle isole britanniche. Qui, nel VI secolo, un monaco irlandese fondò un monastero che divenne il centro di una rete di comunità estesa dalla Scozia all'Inghilterra settentrionale, e da cui partirono missioni, libri e santi.
L'arrivo di Columba
Nel 563 Columba, in irlandese Colum Cille, giunse a Iona dall'Irlanda insieme a dodici compagni. Apparteneva a una potente stirpe dell'Ulster, quella degli Uí Néill, e le ragioni della sua partenza sono discusse: alcune tradizioni più tarde le collegano a una battaglia e a una forma di penitenza, ma si tratta di racconti non verificabili. Il re di Dál Riata, regno gaelico a cavallo tra Irlanda e Scozia, gli concesse l'isola.
La fonte principale sulla sua vita è la Vita Columbae, scritta verso il 700 da Adomnán, nono abate di Iona. L'opera, divisa in tre libri dedicati alle profezie, ai miracoli e alle visioni angeliche, è anche un documento prezioso sulla vita quotidiana del monastero: il lavoro nei campi, la copiatura dei libri, l'accoglienza degli ospiti che arrivavano per mare. Columba morì sull'isola nel 597.
Libri e missionari
Da Iona partirono i monaci che evangelizzarono la Northumbria. Nel 635 Aidano, inviato dall'isola su richiesta del re Osvaldo, fondò il monastero di Lindisfarne, che divenne a sua volta un faro della cultura cristiana. La tradizione monastica di Iona, legata all'Irlanda, si distingueva per alcuni usi, come il calcolo della data di Pasqua, che furono oggetto di dibattito con la Chiesa di tradizione romana fino al sinodo di Whitby del 664.
Molti studiosi ritengono che il Libro di Kells, il più celebre manoscritto miniato dell'alto Medioevo, oggi conservato al Trinity College di Dublino, sia stato iniziato a Iona e completato a Kells, in Irlanda, dove la comunità si rifugiò. L'ipotesi è ampiamente accolta ma non dimostrata con certezza. Sull'isola si conservano ancora alte croci di pietra, come la croce di San Martino, dell'VIII secolo, rimasta nella sua posizione originale.
Vichinghi, abbazia e tombe dei re
Dalla fine dell'VIII secolo Iona fu colpita più volte dai Vichinghi: le cronache ricordano incursioni nel 795, nell'802 e nell'806, quando furono uccisi sessantotto membri della comunità, e il martirio del monaco Blathmac nell'825. Gran parte dei monaci si trasferì a Kells, ma l'isola non fu mai del tutto abbandonata. All'inizio del XIII secolo vi furono fondati un'abbazia benedettina e un convento di monache agostiniane.
Accanto all'abbazia si trova il Reilig Odhráin, l'antico cimitero in cui, secondo la tradizione riportata dalle cronache medievali, furono sepolti molti re di Scozia, tra cui Duncan e Macbeth. Nel 1773 Samuel Johnson visitò l'isola e scrisse che non era da invidiare chi non sentisse la propria pietà farsi più calda tra le rovine di Iona. Nel 1938 fu fondata la Iona Community, che restaurò l'abbazia e la rese di nuovo un luogo di incontro e di preghiera.