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Le Catacombe dei Cappuccini, il popolo immobile di Palermo

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Frati, nobili e bambini conservati per secoli nei corridoi del convento: storia delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo e del rapporto con la morte.

Sotto il convento dei Cappuccini di Palermo, nel quartiere che da esso prende il nome, si apre uno dei luoghi più impressionanti d'Europa. Lungo corridoi scavati nella roccia sono allineati migliaia di corpi mummificati o ridotti a scheletro, vestiti con gli abiti del loro tempo, appesi alle pareti, distesi in nicchie o chiusi in bare aperte. Le Catacombe dei Cappuccini non sono un luogo esoterico in senso stretto, ma raccontano in modo unico il rapporto tra una città e i suoi morti, tra memoria familiare e pietà religiosa.

Dai frati ai cittadini

La storia comincia alla fine del Cinquecento, quando i frati, avendo esaurito lo spazio nella fossa comune sotto la chiesa, scavarono una nuova cripta. Traslando i corpi dei confratelli, si accorsero che alcuni si erano conservati in modo sorprendente. Il primo frate a essere esposto, secondo la tradizione nel 1599, fu Silvestro da Gubbio. Da allora i Cappuccini cominciarono a preparare i corpi dei loro confratelli per conservarli e mostrarli, come segno di umiltà e come monito sulla caducità della vita.

Il privilegio fu presto richiesto anche dai laici. Nobili, ecclesiastici, professionisti e famiglie benestanti domandarono di essere sepolti accanto ai frati, e il convento accettò in cambio di offerte. I parenti venivano a visitare i propri cari, a pregare per loro e talvolta a cambiarne gli abiti. Le sepolture proseguirono fino al 1880, quando furono ufficialmente vietate, con poche eccezioni concesse negli anni successivi.

La conservazione dei corpi

Il metodo più diffuso era l'essiccazione naturale. I corpi venivano collocati per alcuni mesi in piccole celle chiamate colatoi, dove i liquidi defluivano lentamente; poi venivano lavati, esposti all'aria e infine rivestiti con abiti scelti dalle famiglie. I risultati non erano uniformi: alcuni corpi conservano lineamenti ancora riconoscibili, con capelli, barba e perfino espressioni del volto, mentre altri si sono ridotti a scheletri coperti da un sottile strato di pelle.

Il caso più celebre è quello di Rosalia Lombardo, una bambina di due anni morta nel 1920 e imbalsamata dal medico palermitano Alfredo Salafia. Il suo corpo appare quasi intatto, al punto che è stata soprannominata «la bella addormentata». Per decenni il procedimento usato da Salafia rimase un mistero, alimentando leggende di ogni genere, finché il ritrovamento dei suoi appunti ha permesso di comprenderlo in termini scientifici.

L'ordine dei morti

I corpi sono distribuiti secondo una precisa gerarchia. Vi sono il corridoio dei frati, quello dei sacerdoti e quello dei professionisti, dove riposano medici, avvocati, ufficiali e artisti, e ancora le sezioni delle donne, delle vergini e dei bambini. Molti cartellini riportano nomi e date. La disposizione riflette la società del tempo, con i suoi ruoli e le sue distinzioni, prolungata oltre la soglia della morte come un'immagine immobile della città dei vivi.

Nel corso dell'Ottocento le catacombe divennero una tappa del viaggio in Sicilia, e lo scrittore francese Guy de Maupassant le descrisse con un misto di orrore e fascinazione. Oggi il luogo invita al silenzio. Più che uno spettacolo macabro, è un archivio di volti, mode e mestieri, testimonianza di una cultura in cui il legame con i defunti si esprimeva anche nel desiderio di continuare a vederli. Per molte famiglie palermitane, la morte non fu un'assenza totale ma una presenza da visitare.