Otranto e il mosaico dell'albero della vita
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Il grande mosaico di Pantaleone nella cattedrale di Otranto: re Artù, Alessandro Magno, lo zodiaco e l'albero cosmico in un'enciclopedia di pietra.
All'estremità orientale d'Italia, dove l'Adriatico incontra lo Ionio, la cattedrale di Otranto custodisce uno dei capolavori più enigmatici del Medioevo europeo. L'intero pavimento della navata centrale, delle navate laterali e del presbiterio è coperto da un mosaico immenso, realizzato tra il 1163 e il 1165. Le iscrizioni ricordano che l'opera fu voluta dall'arcivescovo Gionata ed eseguita dal presbitero Pantaleone, forse legato al vicino monastero greco di San Nicola di Casole. Il risultato è una vera enciclopedia figurata del sapere medievale.
L'albero che regge il mondo
Il mosaico è organizzato attorno a un grande albero che attraversa la navata dall'ingresso fino all'altare. Le sue radici poggiano sul dorso di due elefanti, animali che nei bestiari medievali simboleggiavano forza, castità e saggezza. Dai rami si dipartono decine di scene e figure, come se tutta la storia del mondo germogliasse da un unico tronco. L'immagine richiama l'albero della vita del Genesi, ma anche l'albero cosmico presente in molte tradizioni, che unisce il mondo sotterraneo, la terra e il cielo.
Lungo il tronco si susseguono episodi biblici: la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso, Caino e Abele, il diluvio con la costruzione dell'arca di Noè, la torre di Babele. La lettura procede dall'ingresso verso l'altare, cioè dalla caduta verso la redenzione, accompagnando il fedele in un percorso che è insieme fisico e spirituale. Camminare sul mosaico significava attraversare la storia della salvezza con i propri passi.
Re, eroi e mostri
Accanto alle storie sacre compaiono personaggi sorprendenti. Alessandro Magno è raffigurato mentre sale al cielo su un carro trainato da grifoni, secondo una leggenda molto diffusa nel Medioevo, simbolo dell'orgoglio umano che vuole superare i propri limiti. Poco distante appare un sovrano a cavallo di un animale, accompagnato dalla scritta «Rex Arturus»: è una delle più antiche raffigurazioni di re Artù, giunta nel Mezzogiorno probabilmente attraverso i Normanni, che in quegli anni governavano queste terre.
Il pavimento è popolato inoltre da una folla di creature fantastiche: sirene a doppia coda, centauri, draghi e animali dei bestiari. Non mancano i cicli del tempo, con i dodici mesi accompagnati dai lavori agricoli e dai segni dello zodiaco, disposti in medaglioni circolari. Ogni elemento, per lo spettatore medievale, aveva un significato morale e allegorico che oggi possiamo ricostruire solo in parte, e che ha alimentato numerose letture simboliche e perfino esoteriche.
La memoria dei martiri
La cattedrale di Otranto custodisce anche una pagina drammatica di storia. Nel 1480 la città fu assediata e conquistata dalle truppe ottomane guidate da Gedik Ahmed Pascià. Secondo la tradizione, circa ottocento abitanti che rifiutarono di rinnegare la fede cristiana furono messi a morte sul colle della Minerva. I loro resti sono conservati in una cappella della cattedrale, entro grandi armadi a vetri; nel 2013 la Chiesa cattolica li ha proclamati santi.
Il mosaico di Pantaleone, con il suo intreccio di Bibbia, mito classico, leggenda bretone e simboli astrali, mostra quanto fosse aperta la cultura dell'Italia meridionale nel XII secolo, crocevia di mondi latini, greci e orientali. Camminarvi accanto, lentamente, significa attraversare l'universo così come lo immaginava un religioso di quasi novecento anni fa, in cui ogni creatura aveva un posto e un significato.