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Il lago d'Averno e i Campi Flegrei, porta degli Inferi

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40.84° N, 14.08° E
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Napoli e il Sud
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Per Greci e Romani il cratere dell'Averno era l'ingresso dell'oltretomba: miti, testi classici e luoghi dei Campi Flegrei legati al regno dei morti.

Pochi chilometri a ovest di Napoli, nel cuore dei Campi Flegrei, si apre un lago quasi circolare racchiuso tra le pareti di un antico cratere. È il lago d'Averno, che per Greci e Romani era uno degli ingressi del regno dei morti. Il paesaggio intorno, segnato da fumarole, sorgenti calde e suoli che si alzano e si abbassano per il bradisismo, sembrava fatto apposta per evocare il mondo sotterraneo. Lo stesso nome della regione deriva dal greco e significa «ardenti», per i fuochi e i vapori che salgono dalla terra.

Un lago senza uccelli

Gli antichi spiegavano il nome Averno con il greco aornos, «senza uccelli»: si credeva che le esalazioni del lago fossero così nocive da uccidere i volatili che lo sorvolavano. Lucrezio, nel «De rerum natura», discute proprio questo fenomeno, cercando di darne una spiegazione naturale. Il geografo Strabone riferisce che, secondo autori più antichi, le rive del lago erano coperte da boschi fitti e cupi e che vi sorgeva un oracolo dei morti, dove si evocavano le anime per interrogarle sul futuro.

Alcuni autori antichi collocavano qui anche la nekyia dell'Odissea, l'episodio in cui Ulisse evoca le ombre dei defunti, e il misterioso popolo dei Cimmeri, che secondo lo storico Eforo avrebbe vissuto in dimore sotterranee senza mai vedere la luce del sole. Erano tradizioni erudite, spesso in contraddizione tra loro, ma contribuirono a fare dell'Averno un luogo carico di sacralità e di timore.

La discesa di Enea

Virgilio consacrò definitivamente la fama del lago. Nel sesto libro dell'Eneide, Enea e la Sibilla entrano negli Inferi da una profonda spelonca vicino all'Averno. La Sibilla avverte l'eroe che scendere è facile, mentre risalire è difficilissimo: «facilis descensus Averno», recita il verso, ripreso nei secoli come proverbio sulla facilità con cui si cade nell'errore e sulla fatica del ritorno alla luce.

Prima della discesa, Enea deve trovare il ramo d'oro, sacro a Proserpina, che gli permetterà di attraversare il regno dei morti e di tornare indietro. L'immagine ha affascinato filologi e antropologi: James Frazer intitolò proprio al ramo d'oro la sua grande opera sulla magia e sulla religione, pubblicata alla fine dell'Ottocento, in cui il motivo virgiliano diventa il punto di partenza per indagare riti arborei e regalità sacra.

Dal mito alla storia

La storia reale del lago è altrettanto ricca. Nel 37 avanti Cristo Marco Vipsanio Agrippa, generale di Ottaviano, trasformò l'Averno e il vicino lago Lucrino in un grande porto militare, il Portus Iulius, collegato al mare da canali. Per mettere in comunicazione il lago con Cuma fu scavata una lunga galleria, la Grotta di Cocceio, dal nome dell'architetto Lucio Cocceio Aucto. Sulla riva orientale si conservano i resti di un grande edificio termale, chiamato tradizionalmente Tempio di Apollo.

Oggi l'Averno è un lago tranquillo, circondato da vigne e boschi, e la vicina Solfatara di Pozzuoli ricorda con i suoi vapori che il vulcano è ancora vivo. Basta però conoscerne la storia per vedere in quello specchio d'acqua l'antica porta dell'oltretomba, e per capire come la terra inquieta dei Campi Flegrei abbia offerto agli antichi il paesaggio ideale in cui immaginare l'incontro tra vivi e morti.