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Castel Sant'Angelo: dal mausoleo di Adriano all'arcangelo

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Roma e l'Italia centrale
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La tomba imperiale di Adriano, la visione di Gregorio Magno nel 590, il Passetto e i prigionieri celebri: le mille vite di Castel Sant'Angelo.

Sulla riva destra del Tevere, di fronte al ponte ornato dagli angeli di Bernini, si alza un enorme cilindro di pietra sormontato dalla statua di un arcangelo con la spada. Castel Sant'Angelo è stato tomba imperiale, fortezza, residenza papale, prigione e infine museo. Nessun altro edificio romano ha cambiato tante volte funzione, e ogni epoca vi ha lasciato una leggenda, dall'apparizione celeste che gli diede il nome alle storie dei prigionieri che vi furono rinchiusi.

La tomba di un imperatore poeta

L'imperatore Adriano fece costruire il mausoleo per sé e per la propria famiglia; l'opera fu completata nel 139, dopo la sua morte, dal successore Antonino Pio. Il grande tamburo, in origine rivestito di marmo e coronato da un giardino e da statue, accolse le ceneri degli imperatori fino a Caracalla. Un ponte, l'attuale ponte Sant'Angelo, collegava la tomba al Campo Marzio.

Ad Adriano la tradizione attribuisce alcuni versi composti in punto di morte, rivolti alla propria anima: «Animula vagula blandula, hospes comesque corporis». La piccola anima errante, ospite e compagna del corpo, si prepara a lasciare la luce. Questi versi, tramandati da una biografia antica, danno al mausoleo un tono malinconico e personale, raro nei monumenti imperiali.

L'apparizione dell'arcangelo

Nel 590 Roma era colpita da una grave pestilenza. Secondo la tradizione, raccolta anche nella Legenda aurea di Jacopo da Varagine, papa Gregorio Magno guidò una processione penitenziale attraverso la città. Giunto presso il mausoleo, avrebbe visto sulla sommità l'arcangelo Michele rinfoderare la spada, segno che il flagello stava per cessare. Da allora l'edificio prese il nome di Castel Sant'Angelo.

Sulla sommità si sono succedute diverse statue dell'angelo. Quella in marmo di Raffaello da Montelupo, del 1544, è oggi esposta in un cortile interno, mentre l'angelo in bronzo che vediamo fu realizzato nel 1753 dallo scultore fiammingo Peter Anton von Verschaffelt. La scena dell'apparizione è uno dei grandi temi della devozione romana e del rapporto tra la città e i suoi protettori celesti.

Fortezza dei papi e prigione

Nel Medioevo il mausoleo divenne una fortezza. Nel 1277 fu collegato al Vaticano dal Passetto di Borgo, un corridoio sopraelevato lungo le mura, attraverso il quale papa Clemente VII si mise in salvo durante il Sacco di Roma del 1527. Nei secoli successivi i papi vi crearono appartamenti decorati, mentre i livelli inferiori ospitavano prigioni temute.

Tra i prigionieri celebri vi furono lo scultore Benvenuto Cellini, che nel 1538 ne evase calandosi con lenzuola annodate e raccontò l'impresa nella sua Vita, l'alchimista Giuseppe Francesco Borri, morto qui nel 1695, e il conte di Cagliostro, detenuto tra il 1789 e il 1791. Non lontano, davanti al ponte, fu giustiziata nel 1599 Beatrice Cenci, e la leggenda vuole che il suo fantasma vi torni ogni anno.

Salire sulla terrazza di Castel Sant'Angelo significa ripercorrere quasi diciannove secoli di storia in pochi piani. Dalla tomba di un imperatore che salutava la propria anima fino alla statua di un arcangelo che pone fine alla peste, il castello racconta il modo in cui Roma ha sempre intrecciato potere, fede e immaginazione.