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Le tre frecce di Strada Maggiore e i segreti di Bologna

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Sotto il portico di Casa Isolani in Strada Maggiore tre frecce sono conficcate nel soffitto: la leggenda, la storia del portico e altri segreti di Bologna.

Bologna è la città dei portici, decine di chilometri di passaggi coperti che dal 2021 fanno parte del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Sotto uno di questi, in Strada Maggiore, si nasconde un dettaglio che sfugge alla maggior parte dei passanti: tre frecce conficcate nel soffitto di legno. Attorno a questo piccolo enigma è nata una delle leggende più amate dai bolognesi, che fa parte della tradizione dei cosiddetti segreti della città.

Casa Isolani e il suo portico

Le frecce si trovano sotto il portico di Casa Isolani, uno degli edifici più antichi di Bologna, risalente al XIII secolo. Il portico è sostenuto da altissime travi di legno di quercia, che lo rendono uno dei rari esempi superstiti di portico medievale in legno di questa altezza. Accanto all'edificio si apre la Corte Isolani, un passaggio che collega Strada Maggiore a Piazza Santo Stefano.

L'importanza del portico va oltre la leggenda. I portici bolognesi nacquero nel Medioevo per ampliare lo spazio abitativo dei piani superiori, e gli statuti comunali finirono per renderli obbligatori lungo le strade principali. Quello di Casa Isolani testimonia la fase più antica di questa storia, quando le strutture erano ancora in legno.

La leggenda dei tre arcieri

Secondo il racconto tramandato, tre sicari furono incaricati di uccidere un nobile che abitava nella casa. Appostati sotto il portico, attendevano il momento giusto per scoccare le frecce. Proprio allora, a una finestra della casa di fronte, sarebbe comparsa una donna bellissima, nuda secondo le versioni più maliziose. Distratti dall'apparizione, gli arcieri avrebbero sbagliato mira e le frecce si sarebbero conficcate nel soffitto.

Altre varianti raccontano che fu proprio la donna, moglie o amante del nobile, a salvarlo con uno stratagemma, oppure che le frecce furono scagliate in segno di sfida. Nessuna di queste versioni ha riscontro documentario, e l'origine reale delle frecce rimane ignota. Potrebbero essere state collocate in un'epoca successiva, magari durante un restauro, alimentando una storia che si è poi tramandata da una generazione all'altra.

Gli altri segreti di Bologna

Le tre frecce fanno parte di un piccolo repertorio di curiosità che i bolognesi amano mostrare ai forestieri. Sotto il Voltone del Palazzo del Podestà, per esempio, due persone che parlano sottovoce negli angoli opposti della volta riescono a sentirsi perfettamente, grazie a un effetto acustico dovuto alla forma dell'architettura. Si racconta che il fenomeno fosse sfruttato in passato per confessare i lebbrosi senza avvicinarli, ma è una tradizione priva di prove.

In via Piella una piccola finestrella aperta in un muro mostra uno scorcio del canale delle Moline, che ricorda come Bologna fosse un tempo attraversata da una rete di canali artificiali. Quei canali alimentavano mulini e manifatture della seta, e furono in gran parte coperti nel corso dell'Ottocento e del Novecento. Oggi restano visibili solo in pochi punti.

Le tre frecce di Strada Maggiore insegnano qualcosa sul modo in cui le città costruiscono la propria identità. Un dettaglio inspiegato diventa racconto, il racconto si arricchisce di varianti e finisce per trasformarsi in un piccolo rito collettivo: alzare lo sguardo sotto il portico, cercare le frecce, raccontarne la storia. È così che una leggenda resta viva.