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Il Nettuno di Bologna, il Gigante di Giambologna e i suoi enigmi

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La Fontana del Nettuno di Giambologna a Bologna: committenza papale, simboli del potere, la leggenda della pietra della vergogna e la meridiana di San Petronio.

Nel cuore di Bologna, tra Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno, si erge una delle fontane più celebri del Rinascimento italiano. I bolognesi chiamano affettuosamente la statua che la domina il Gigante. Opera dello scultore fiammingo Jean de Boulogne, noto in Italia come Giambologna, la fontana è insieme un manifesto politico, un capolavoro artistico e un deposito di aneddoti popolari che si tramandano da secoli tra gli abitanti della città.

Una fontana per il potere pontificio

Nel Cinquecento Bologna faceva parte dello Stato della Chiesa. Il legato pontificio, il cardinale Carlo Borromeo, e il vicelegato Pier Donato Cesi promossero la realizzazione della fontana durante il pontificato di Pio IV, zio di Borromeo. Il progetto architettonico fu affidato al pittore e architetto siciliano Tommaso Laureti, mentre le sculture in bronzo furono commissionate al giovane Giambologna. I lavori si svolsero tra il 1563 e il 1566.

La scelta di Nettuno non fu casuale. Come il dio del mare domina le acque, così il papa avrebbe dovuto governare il mondo, e la fontana celebrava visivamente l'autorità pontificia sulla città. Le iscrizioni latine sul basamento ricordano che l'opera fu realizzata per ornamento del foro, per utilità del popolo e con denaro pubblico, secondo una retorica civica tipica del Rinascimento.

Sirene, putti e delfini

Ai piedi della statua quattro putti stringono delfini, mentre agli angoli inferiori quattro figure femminili, spesso chiamate sirene o nereidi, fanno sgorgare l'acqua dal seno. Nell'immaginario classico queste creature rappresentavano la fecondità delle acque, mentre nei putti si è voluta vedere un'allusione ai grandi fiumi dei continenti allora conosciuti, segno di un potere che si estende sul mondo intero.

L'opera suscitò già all'epoca reazioni contrastanti per la sensualità delle figure, in un periodo segnato dal clima della Controriforma. Si racconta che le autorità ecclesiastiche abbiano chiesto all'artista di contenere alcuni dettagli anatomici della statua principale, ritenuti eccessivi. Non esistono documenti che confermino la richiesta nei termini riportati dalla tradizione.

La pietra della vergogna

Proprio da questa vicenda nasce la leggenda più conosciuta. Si dice che Giambologna, costretto a ridimensionare il suo Nettuno, abbia trovato una soluzione ingegnosa: osservando la statua da un preciso punto del selciato, una lastra posta in direzione della Sala Borsa, il pollice della mano sinistra tesa del dio sembra sporgere dal corpo in modo allusivo. Quella lastra è chiamata dai bolognesi la pietra della vergogna.

Che si tratti di uno scherzo voluto dall'artista o di un semplice effetto prospettico, notato e reinterpretato in seguito, non è dato sapere con certezza. Ciò che conta è che l'aneddoto è diventato parte dell'identità cittadina. Pochi passi più in là, nella basilica di San Petronio, si trova invece una testimonianza di tutt'altro genere: la grande meridiana tracciata nel 1655 dall'astronomo Giovanni Domenico Cassini, tra le più lunghe al mondo.

La Fontana del Nettuno racchiude così diversi livelli di lettura. È il simbolo del potere pontificio su Bologna, un capolavoro della scultura manierista in bronzo e il centro di una leggenda che ha la leggerezza dello scherzo popolare. Restaurata più volte, l'ultima delle quali conclusa nel 2017, continua a essere il luogo d'incontro per eccellenza dei bolognesi.