Genova, il Sacro Catino e i tesori della cattedrale di San Lorenzo
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Il Sacro Catino di Genova, creduto il Graal e scolpito in smeraldo, le ceneri di San Giovanni Battista e i segreti della cattedrale di San Lorenzo.
Genova è una città di mare e di commerci, e anche il suo patrimonio sacro porta l'impronta dei viaggi e delle crociate. Nella cattedrale di San Lorenzo, con la sua facciata a fasce bianche e nere, e nel museo del Tesoro che si apre sotto di essa, sono custoditi oggetti che per secoli hanno alimentato devozioni, leggende e ricerche. Il più celebre è il Sacro Catino, un piatto che molti genovesi credettero essere il Santo Graal.
Il bottino di Cesarea
Secondo la tradizione, il Sacro Catino giunse a Genova nel 1101, dopo la conquista di Cesarea in Palestina durante la prima crociata, alla quale i Genovesi parteciparono con una flotta. Guglielmo Embriaco, uno dei comandanti, avrebbe scelto come propria parte del bottino proprio quel piatto esagonale verde, ritenuto ricavato da un unico smeraldo di straordinarie dimensioni. L'oggetto fu donato alla cattedrale e divenne il simbolo del prestigio della città.
Alla fine del Duecento il domenicano Jacopo da Varazze, arcivescovo di Genova e autore della celebre Legenda Aurea, scrisse nella sua cronaca cittadina che il catino era il recipiente usato da Cristo durante l'Ultima Cena. Da allora l'identificazione con il Graal si consolidò, e il piatto fu circondato da rigide norme di custodia: veniva esposto solo in rare occasioni e nessuno poteva toccarlo.
La scoperta del vetro
Nel 1806, durante il periodo napoleonico, il Sacro Catino fu trasferito a Parigi insieme a molte altre opere d'arte italiane. Lì gli studiosi poterono esaminarlo e stabilirono che non si trattava di uno smeraldo, ma di vetro verde. Al momento della restituzione a Genova, nel 1816, il piatto risultò spezzato, e ancora oggi mostra i segni di quella rottura.
La sua vera origine è tuttora discussa: gli studiosi lo considerano un manufatto in vetro di produzione mediorientale, probabilmente di epoca islamica, di grande pregio tecnico. La scoperta non ha tolto fascino all'oggetto, che resta una testimonianza unica dei rapporti tra Genova e il Levante e della fortuna medievale del mito del Graal.
Le ceneri del Battista e la bomba
La cattedrale custodisce anche le reliquie attribuite a San Giovanni Battista, patrono della città, giunte secondo la tradizione nel 1098 al ritorno dalla prima crociata. Sono conservate in una cappella riccamente decorata in stile rinascimentale. Per lungo tempo alle donne fu vietato l'ingresso nella cappella, divieto che la tradizione collegava al ruolo di Salomè nella morte del santo.
Un oggetto più recente ricorda una pagina drammatica della storia cittadina. Durante il bombardamento navale britannico del 9 febbraio 1941, un grosso proiettile perforò il tetto della cattedrale ma non esplose. L'ordigno, disinnescato, è oggi esposto nella navata destra, e molti genovesi videro nel mancato scoppio un segno di protezione celeste.
La cattedrale di San Lorenzo racconta così il volto sacro di una repubblica marinara. Il Sacro Catino, il reliquiario del Battista e il proiettile inesploso appartengono a epoche diverse, ma parlano lo stesso linguaggio: quello di una città che ha sempre letto la propria storia alla luce del meraviglioso, senza rinunciare a interrogarla con gli strumenti della ragione.