Ca' Dario, il palazzo del Canal Grande e la fama di maledizione
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Ca' Dario sul Canal Grande: il palazzo rinascimentale di Giovanni Dario, l'iscrizione sulla facciata, l'anagramma leggendario e la fama di casa maledetta.
Tra i palazzi che si affacciano sul Canal Grande, pochi attirano gli sguardi come Ca' Dario, con la sua facciata stretta rivestita di marmi policromi e di grandi dischi colorati. Situato nel sestiere di Dorsoduro, poco prima della basilica della Salute, è uno dei gioielli del primo Rinascimento veneziano. Eppure il suo nome è noto al grande pubblico soprattutto per una fama sinistra: quella di casa maledetta, che porterebbe sventura ai suoi proprietari.
Giovanni Dario, segretario della Repubblica
Il palazzo fu fatto costruire negli anni Ottanta del Quattrocento da Giovanni Dario, un funzionario della Repubblica di Venezia di origine non patrizia che aveva servito come segretario e diplomatico. Il suo nome è legato in particolare alle trattative con l'Impero ottomano che portarono alla pace del 1479, dopo una lunga guerra. Per i suoi servizi ricevette dal governo veneziano compensi e onori, che gli permisero di costruirsi una dimora prestigiosa.
L'architettura è tradizionalmente attribuita alla cerchia di Pietro Lombardo, la famiglia di scultori e architetti che rinnovò il volto di Venezia alla fine del Quattrocento, anche se l'attribuzione precisa resta discussa. I dischi di porfido e di serpentino sulla facciata richiamano modelli bizantini e testimoniano il gusto veneziano per i marmi preziosi, spesso provenienti dal Mediterraneo orientale.
L'iscrizione e l'anagramma
Alla base della facciata corre un'iscrizione latina che dedica l'edificio al genio della città: «Urbis genio Ioannes Dario». È una formula di omaggio civico, che esprime la gratitudine del costruttore verso Venezia. Nel corso del tempo, però, qualcuno vi ha letto un messaggio nascosto. Secondo una leggenda moderna, le lettere dell'iscrizione formerebbero l'anagramma «Sub ruina insidiosa genero», cioè genero sotto una rovina insidiosa.
L'anagramma non è perfetto e appartiene chiaramente al gioco dell'immaginazione, non a un'intenzione del committente. Tuttavia ha avuto grande fortuna, perché sembrava offrire una spiegazione alla serie di disgrazie che la tradizione attribuisce agli abitanti del palazzo. Si racconta che già la famiglia di Dario non abbia avuto vita facile, ma le notizie sul destino dei discendenti sono frammentarie.
La costruzione di una leggenda
Nei secoli successivi il palazzo cambiò più volte proprietario. Nel Novecento la stampa e la letteratura di viaggio collegarono a Ca' Dario una serie di fallimenti, malattie e morti violente occorsi a persone che lo avevano posseduto o abitato. Molti di questi episodi sono reali, altri sono stati ingigantiti, e il nesso tra la casa e le disgrazie resta, naturalmente, un'interpretazione superstiziosa.
Un dato tecnico ha contribuito alla fama inquietante: come molti edifici veneziani, il palazzo presenta una leggera inclinazione, dovuta al cedimento delle fondazioni nel terreno lagunare. Vista dal canale, la facciata sembra pendere, e questa instabilità visiva si è prestata a essere letta come segno di un destino precario. In realtà si tratta di un fenomeno comune nella città costruita sull'acqua.
Ca' Dario rimane così un esempio emblematico di come una leggenda possa crescere attorno a un capolavoro. Conoscere la figura di Giovanni Dario, il significato della sua dedica alla città e le ragioni costruttive dell'inclinazione permette di apprezzare il palazzo per ciò che è: una delle architetture più raffinate del Rinascimento veneziano, avvolta da un racconto che dice molto sull'immaginario moderno.