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La Colonna del Diavolo e i misteri di Sant'Ambrogio a Milano

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In piazza Sant'Ambrogio a Milano una colonna romana con due fori ricorda la sfida tra il santo e il diavolo; dentro la basilica, il serpente di bronzo.

Accanto alla basilica di Sant'Ambrogio, una delle chiese più antiche e venerate di Milano, si erge una colonna di marmo isolata che i milanesi chiamano Colonna del Diavolo. Sul fusto si notano due fori profondi, e attorno a questi segni è nata una delle leggende più vive della città. Ma il complesso ambrosiano conserva altri oggetti carichi di significati, che permettono di ripercorrere quasi diciassette secoli di storia religiosa e popolare.

La sfida tra il santo e il demonio

Secondo la leggenda, il diavolo tentò a lungo Ambrogio, vescovo di Milano nel IV secolo, cercando di distoglierlo dalla sua opera. Esasperato dalla resistenza del santo, il demonio lo avrebbe caricato a testa bassa, ma Ambrogio si scansò e le corna dell'assalitore finirono conficcate nella colonna. Dopo molti sforzi il diavolo riuscì a liberarsi e fuggì, secondo alcune versioni, proprio attraverso i fori, verso l'inferno.

Il racconto popolare aggiunge che, avvicinando il naso ai buchi, si sentirebbe ancora odore di zolfo, e che accostando l'orecchio si udirebbero i rumori del mondo infernale. Nella notte di Pasqua, dicono alcune tradizioni, il diavolo comparirebbe vicino alla colonna. Sono credenze che i milanesi tramandano con un misto di ironia e di affetto.

Una colonna romana

Dal punto di vista storico, la colonna è un elemento di età romana, riutilizzato in epoca successiva, come accadeva spesso nei cantieri medievali. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che fosse legata a cerimonie pubbliche, ma la sua funzione originaria non è documentata con certezza. I due fori potrebbero derivare da antichi sistemi di fissaggio o da danni subiti nel corso dei secoli.

La basilica stessa fu fondata da Ambrogio tra il 379 e il 386 e assunse l'aspetto romanico attuale tra l'XI e il XII secolo. Nella cripta riposano le spoglie del santo, accanto a quelle dei martiri Gervasio e Protasio. All'interno si ammira l'altare d'oro di Vuolvinio, capolavoro di oreficeria carolingia del IX secolo.

Il serpente di bronzo

Nella navata centrale, su una colonna di granito, è collocato un serpente di bronzo che la tradizione lega al serpente innalzato da Mosè nel deserto, secondo il libro dei Numeri. Il manufatto è di origine bizantina e giunse a Milano intorno all'anno Mille, come dono a un arcivescovo milanese da parte della corte di Costantinopoli.

Una credenza popolare racconta che il serpente scenderà dalla sua colonna e striscerà verso la Valle di Giosafat alla fine dei tempi, annunciando il Giudizio universale. Nel Medioevo, si dice, le madri vi portavano i bambini nella speranza di proteggerli da alcune malattie. Sono pratiche devozionali di cui oggi resta solo la memoria, e che vanno lette come espressione della pietà popolare.

Il complesso di Sant'Ambrogio mostra come leggenda e storia possano convivere nello stesso spazio. La colonna romana, la basilica paleocristiana, l'altare carolingio e il serpente bizantino raccontano la lunga continuità di Milano, mentre le storie del diavolo e del serpente rivelano il modo in cui il popolo ha dato voce, con immagini vivide, alla lotta tra bene e male.