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Il Golem di Praga: la leggenda del rabbino Löw e dell'uomo d'argilla

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Origini e significato del Golem di Praga: il rabbino Judah Löw, la Sinagoga Vecchia-Nuova, la parola emet e la fortuna letteraria della leggenda.

Tra le leggende di Praga nessuna ha avuto una fortuna paragonabile a quella del Golem, la creatura d'argilla che un sapiente avrebbe plasmato e animato per difendere la comunità ebraica del ghetto. La tradizione la lega a Judah Löw ben Bezalel, il grande rabbino noto come Maharal, morto a Praga nel 1609. Per comprendere questa storia occorre però distinguere il personaggio storico, la lunga riflessione ebraica sulla creazione e la forma narrativa che la leggenda ha assunto in epoca relativamente recente.

Il Maharal, un maestro tra mistica e filosofia

Judah Löw nacque intorno al 1520, probabilmente a Poznań, e fu rabbino in Moravia e in Polonia prima di stabilirsi a Praga. Fu autore di numerose opere di esegesi, etica e filosofia, molto studiate nei secoli successivi. Le fonti ricordano anche un colloquio con l'imperatore Rodolfo II nel 1592, un incontro di cui però non conosciamo il contenuto. Nelle sue opere non si trova alcun riferimento alla creazione di un golem.

La sua tomba, nell'antico cimitero ebraico di Praga, è ancora oggi meta di visitatori che vi lasciano sassolini e biglietti con preghiere. Il cimitero, dove le lapidi si accavallano per la mancanza di spazio, accolse sepolture fino al 1787. La vicina Sinagoga Vecchia-Nuova, costruita nel Duecento e tuttora in uso, è il luogo che la leggenda associa più strettamente alla creatura.

Le radici dell'idea di golem

La parola golem compare una sola volta nella Bibbia ebraica, nel Salmo 139, dove indica qualcosa di informe, non ancora compiuto. Nel Talmud si racconta di sapienti capaci di creare un essere artificiale, e il Sefer Yetzirah, il Libro della Formazione, fu letto nel Medioevo come un testo sul potere creativo delle lettere dell'alfabeto ebraico. Da queste speculazioni nacque l'idea che un uomo giusto potesse imitare, in misura limitata, l'opera del Creatore.

Prima di essere attribuita a Praga, la storia di un golem fu associata a un altro rabbino del Cinquecento, Eliyahu di Chełm, in Polonia. Il racconto riferito al Maharal compare per iscritto soprattutto nell'Ottocento, in particolare nella raccolta di storie ebraiche praghesi pubblicata da Wolf Pascheles a partire dal 1847.

Emet e met: il segreto della vita e della morte

Secondo una delle versioni più note, il Golem prendeva vita grazie alla parola emet, «verità», incisa sulla fronte. Cancellando la prima lettera si otteneva met, «morto», e la creatura tornava argilla. Altre versioni parlano invece di un foglio con il Nome divino posto nella bocca. Il racconto vuole che il rabbino togliesse il foglio ogni venerdì sera, perché il Golem non lavorasse di sabato; una volta se ne dimenticò e la creatura si scatenò.

La tradizione aggiunge che i resti del Golem sarebbero stati riposti nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, dove nessuno doveva salire. Il giornalista Egon Erwin Kisch raccontò negli anni Venti di esservi entrato senza trovare nulla. Intanto il mito aveva già conquistato la letteratura, con il romanzo Il Golem di Gustav Meyrink del 1915, e il cinema, con il film di Paul Wegener del 1920.

Oggi il Golem è diventato un simbolo di Praga e, più in generale, una figura su cui riflettere a proposito dei limiti della creazione umana. La creatura nata per proteggere e divenuta pericolosa ricorda che ogni potere, se sfugge al controllo di chi lo esercita, può rivolgersi contro i suoi stessi autori.