L'orologio astronomico di Praga: il cielo medievale sulla piazza
- Coordinate
- 50.09° N, 14.42° E
- Tappa
- Europa esoterica
- Lettura
- 3 min di lettura
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Storia e simboli dell'Orloj di Praga, costruito nel 1410: quadrante astronomico, zodiaco, apostoli, la Morte scheletrica e la leggenda di mastro Hanuš.
Sulla facciata meridionale del municipio della Città Vecchia di Praga, ogni ora, una piccola folla alza lo sguardo verso l'Orloj. Uno scheletro tira una corda, gli apostoli sfilano in due finestrelle, un gallo canta. È uno spettacolo che si ripete da secoli e che nasconde, dietro l'aspetto teatrale, una delle più antiche macchine astronomiche ancora funzionanti al mondo. L'orologio è insieme strumento scientifico, opera d'arte e allegoria del tempo che scorre.
Le origini: 1410
La parte più antica del meccanismo e il quadrante astronomico risalgono al 1410. Le ricerche storiche attribuiscono la costruzione all'orologiaio Mikuláš di Kadaň, con la collaborazione di Jan Šindel, astronomo e maestro dell'Università di Praga, al quale si deve probabilmente il progetto matematico. Il calendario circolare sottostante fu aggiunto più tardi, verso la fine del Quattrocento, insieme a parte delle decorazioni gotiche della facciata.
Nei secoli successivi l'orologio fu più volte riparato, fermato e rimesso in funzione. Le statue degli apostoli furono introdotte soltanto nell'Ottocento. Nel maggio del 1945, durante l'insurrezione di Praga, il municipio fu gravemente danneggiato da un incendio e anche l'Orloj subì danni seri; dopo la guerra fu restaurato e gli apostoli furono scolpiti di nuovo da Vojtěch Sucharda.
Leggere il quadrante astronomico
Il grande quadrante è costruito sul principio dell'astrolabio. Lo sfondo rappresenta la Terra al centro e il cielo visibile, con le zone azzurre del giorno e quelle scure della notte. Un anello eccentrico porta i segni dello zodiaco e indica la posizione del Sole sull'eclittica; altre lancette mostrano il Sole e la Luna, quest'ultima con le sue fasi. I numeri romani indicano l'ora comune, mentre le cifre arabe curve segnano le ore disuguali, che dividevano in dodici parti il giorno luminoso.
Un anello esterno con numeri gotici indica le ore secondo l'uso boemo antico, che contava a partire dal tramonto. In un'unica immagine convivono così tre diversi modi di misurare il tempo, testimonianza di un'epoca in cui il cielo era ancora il principale orologio dell'uomo e in cui astronomia e astrologia condividevano gli stessi strumenti.
Le figure e la leggenda di mastro Hanuš
Ai lati del quadrante si trovano quattro figure allegoriche: la Vanità con lo specchio, l'Avarizia con la borsa, la Morte scheletrica con la clessidra e la campanella, e un Turco che scuote il capo. La loro presenza ricorda allo spettatore che ricchezza e bellezza sono transitorie e che la morte non risparmia nessuno. È un messaggio pienamente medievale, affidato a un linguaggio comprensibile a tutti.
La leggenda più famosa racconta che i consiglieri cittadini fecero accecare il costruttore, chiamato mastro Hanuš, perché non potesse realizzare per altre città un'opera simile; il maestro, per vendetta, avrebbe fermato il meccanismo. Gli storici hanno chiarito che l'attribuzione a Hanuš, risalente a una cronaca del Cinquecento, è errata. Un'altra credenza popolare sostiene che, se l'orologio resta a lungo fermo, la città andrà incontro a sventure.
L'Orloj resta così un luogo in cui scienza e immaginazione si incontrano davanti agli occhi di tutti. Chi si ferma qualche minuto in più rispetto al breve spettacolo delle figure può scoprire, nelle sue linee e nei suoi anelli, un'intera concezione del cosmo: la Terra immobile al centro, il Sole e la Luna in cammino tra le costellazioni, le ore che cambiano di misura con le stagioni.