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Tintagel, dove la leggenda fa nascere re Artù

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Europa esoterica
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Tintagel in Cornovaglia: Goffredo di Monmouth, Uther, Igerna e l'inganno di Merlino, il castello di Riccardo di Cornovaglia e la pietra di Artognou.

Sulla costa settentrionale della Cornovaglia, un promontorio di roccia scura si protende nell'Atlantico, unito alla terraferma da un sottile istmo eroso dal mare. Sopra di esso restano le rovine di un castello medievale, battute dal vento e dalle onde. È Tintagel, il luogo che la tradizione letteraria ha scelto come scenario del concepimento di re Artù. Pochi siti al mondo mostrano con altrettanta chiarezza come un paesaggio reale e una leggenda possano fondersi fino a diventare inseparabili.

Goffredo di Monmouth e l'inganno di Merlino

Il legame tra Tintagel e Artù nasce nella Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, composta intorno al 1136. Il racconto narra che il re Uther Pendragon si innamorò di Igerna, moglie del duca Gorlois di Cornovaglia. Il duca la nascose nella fortezza di Tintagel, considerata inespugnabile perché raggiungibile solo attraverso uno stretto passaggio roccioso.

Grazie alle arti di Merlino, Uther assunse l'aspetto di Gorlois e poté entrare nel castello, passando la notte con Igerna. Da quell'unione nacque Artù. Nello stesso momento il vero Gorlois moriva in battaglia, e Uther poté poi sposare la vedova. La storia, con il suo elemento magico di trasformazione, divenne uno dei pilastri del ciclo arturiano e fu ripresa da innumerevoli autori medievali e moderni.

Il castello di Riccardo di Cornovaglia

Le rovine visibili oggi non risalgono all'epoca in cui la leggenda colloca Artù. Il castello fu costruito a partire dagli anni Trenta del Duecento da Riccardo, conte di Cornovaglia e fratello del re Enrico III, che acquistò il promontorio nel 1233. Molti storici ritengono che Riccardo scelse proprio Tintagel per il prestigio che la Historia di Goffredo gli aveva conferito, legando il proprio nome a quello del leggendario re.

Il castello non ebbe un grande valore militare e cadde presto in rovina. Nel corso dei secoli parte del ponte naturale che univa le due sezioni della fortezza crollò in mare. Dal 2019 un moderno ponte pedonale collega di nuovo la terraferma all'isola, ricostruendo il percorso antico in una forma contemporanea.

Un insediamento dei secoli oscuri

Gli scavi archeologici hanno rivelato che il promontorio era abitato già tra il V e il VII secolo, l'epoca in cui sarebbe vissuto un eventuale Artù storico. Vi sono stati trovati numerosi frammenti di ceramica importata dal Mediterraneo, segno che il sito era un centro di prestigio con contatti commerciali di lunga distanza, forse la residenza di un capo locale.

Nel 1998 fu rinvenuta una lastra di ardesia con un'iscrizione latina del VI secolo in cui compare il nome Artognou. La scoperta suscitò grande clamore, ma gli studiosi hanno chiarito che il nome non coincide con quello di Artù e che la lastra non prova l'esistenza del re. Nella grotta che si apre sotto il promontorio, detta di Merlino, la tradizione colloca invece l'incontro tra il mago e il neonato.

Tintagel resta così un luogo in cui storia e poesia si danno la mano. Le tracce di un potente insediamento altomedievale, il castello costruito per amore della leggenda e il mare che continua a scavare la roccia offrono al visitatore un'esperienza che va oltre la semplice curiosità turistica. Dal 2016 una statua in bronzo detta Gallos, cioè «potere» in lingua cornica, evoca sul promontorio la figura di un re leggendario.