La Fontana Angelica di Piazza Solferino tra allegoria e mistero
- Coordinate
- 45.07° N, 7.68° E
- Tappa
- Torino e il Nord Italia
- Lettura
- 3 min di lettura
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La Fontana Angelica di Giovanni Riva a Torino: storia dell'opera, allegoria delle stagioni e letture simboliche che vi hanno visto le colonne del Tempio.
Piazza Solferino è uno degli spazi più eleganti del centro di Torino, ma per molti visitatori il suo nome evoca soprattutto una fontana. La Fontana Angelica, opera dello scultore Giovanni Riva, fu inaugurata intorno al 1930 e da allora è diventata una delle tappe obbligate dei percorsi dedicati alla Torino misteriosa. Si tratta di un caso interessante, perché mostra come un'opera relativamente recente possa attirare su di sé, in pochi decenni, un intero repertorio di interpretazioni simboliche.
L'opera e il suo autore
La fontana è composta da quattro figure in bronzo disposte attorno a una vasca. Due figure femminili occupano la parte più elevata, mentre due figure maschili, in posizione più bassa, versano acqua da grandi conchiglie o la soffiano come da strumenti. Lo stile è quello di una scultura figurativa colta, sensibile alla tradizione classica e alle eleganze del primo Novecento.
La lettura più diffusa e meno problematica vi riconosce un'allegoria delle stagioni: le figure femminili rappresenterebbero la primavera e l'estate, quelle maschili l'autunno e l'inverno. È un tema antichissimo, che l'arte europea ha declinato in innumerevoli varianti, dai sarcofagi romani ai cicli dei mesi medievali, e che ben si adatta a una fontana, simbolo del fluire del tempo e della vita. Il nome stesso della fontana, Angelica, ha contribuito a suggerire un'aura ultraterrena, anche se le figure non hanno ali né attributi angelici.
Le letture esoteriche
Accanto a questa interpretazione, nel secondo Novecento si sono diffuse letture di tipo massonico ed esoterico. Secondo alcuni autori, le due figure maschili rappresenterebbero le colonne Jachin e Boaz, che la Bibbia colloca all'ingresso del Tempio di Salomone e che la simbologia massonica ha adottato come emblema della soglia iniziatica. Le figure femminili sarebbero allora custodi di un passaggio verso la conoscenza.
Altri hanno visto nell'orientamento delle statue un riferimento ai solstizi e agli equinozi, o un messaggio cifrato nascosto nei gesti delle figure. Va detto con chiarezza che nessun documento noto prova un'intenzione esoterica da parte dello scultore o dei committenti. Queste letture appartengono alla storia della ricezione dell'opera, non alla sua genesi. Si sono però diffuse grazie alle passeggiate dedicate alla Torino misteriosa, che hanno fatto della piazza una tappa fissa del triangolo della magia bianca.
Il simbolismo dell'acqua
Indipendentemente dalle ipotesi più ardite, la fontana partecipa a un simbolismo profondo e documentato. Nelle tradizioni antiche l'acqua è principio di purificazione e rinnovamento, e le fontane pubbliche sono state spesso decorate con divinità fluviali, ninfe e allegorie. La Fontana Angelica si inserisce in questa lunga storia, rileggendola con il linguaggio del suo tempo. In una città attraversata da due fiumi, il Po e la Dora, il tema dell'acqua che scorre e si rinnova possiede anche una naturale evidenza civica.
Visitare Piazza Solferino con questa consapevolezza permette di apprezzare due livelli distinti. Da un lato c'è l'opera d'arte, con il suo autore, la sua data e la sua allegoria delle stagioni. Dall'altro c'è la leggenda, nata dal desiderio di leggere segreti nella pietra e nel bronzo. Tenerli separati non toglie fascino alla fontana, ma ne restituisce l'autentica identità.