I mitrei di Roma: il culto sotterraneo del dio Mitra
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- Roma e l'Italia centrale
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San Clemente, Santa Prisca, il Circo Massimo e le Terme di Caracalla: dove si riunivano i fedeli di Mitra e che cosa raccontano le loro immagini.
Sotto le strade di Roma si nascondono ambienti stretti e allungati, con banconi laterali e un'immagine sacra sul fondo. Sono i mitrei, luoghi di riunione dei fedeli di Mitra, una religione misterica che si diffuse nell'impero tra il I e il IV secolo d.C. I suoi seguaci erano soprattutto soldati, mercanti, funzionari e liberti. Del culto non sono rimasti testi sacri, ma i resti archeologici di Roma e di Ostia permettono di ricostruirne l'aspetto con notevole precisione.
La caverna come immagine del mondo
Il mitreo imitava una grotta, e spesso era ricavato in ambienti sotterranei o privi di finestre. Il filosofo neoplatonico Porfirio, nel III secolo, spiegava che la caverna era scelta come immagine del cosmo. Lungo i lati correvano due banconi in muratura, dove i fedeli sedevano per i pasti comunitari, mentre la parete di fondo ospitava la scena principale. Erano spazi piccoli, adatti a gruppi di poche decine di persone, che si conoscevano e condividevano un vincolo di fedeltà.
La scena centrale è sempre la stessa: Mitra, con il berretto frigio, sgozza un toro. Attorno compaiono un cane e un serpente che si avvicinano alla ferita, uno scorpione, un corvo e due portatori di fiaccola, Caute e Cautopate, con la torcia alzata e abbassata. Spesso in alto si vedono il Sole e la Luna. Gli studiosi discutono ancora il significato preciso di questa immagine, letta di volta in volta come allegoria cosmica, astronomica o di rinnovamento della vita.
I luoghi da conoscere a Roma
Il mitreo più visitato è quello sotto la basilica di San Clemente, raggiungibile scendendo attraverso una chiesa medievale e una paleocristiana: l'altare con la tauroctonia è ancora al suo posto. Sull'Aventino, sotto Santa Prisca, si conservano pitture con una processione di fedeli e iscrizioni dipinte. Sotto il Circo Massimo un mitreo fu scoperto negli anni Trenta del Novecento, mentre quello delle Terme di Caracalla, venuto alla luce nel 1912, è il più grande noto in città.
A palazzo Barberini, inoltre, si trova un mitreo con un affresco della tauroctonia circondata da scene minori e dai segni dello zodiaco. Il numero complessivo dei mitrei romani è incerto, ma ogni nuovo scavo tende ad aggiungerne. La vicina Ostia, porto di Roma, ne ha restituiti moltissimi, alcuni con pavimenti a mosaico di grande interesse.
Sette gradi e sette pianeti
Le fonti e le iscrizioni attestano che i fedeli erano distribuiti in sette gradi: Corvo, Sposo, Soldato, Leone, Persiano, Corriere del Sole e Padre. Un mosaico del mitreo di Felicissimo a Ostia associa ciascun grado a un pianeta, da Mercurio a Saturno. Questa struttura rifletteva l'idea di un'ascesa dell'anima attraverso le sfere celesti, un tema diffuso nel pensiero religioso tardoantico, e dava alla comunità una gerarchia precisa.
Il culto declinò alla fine del IV secolo, con le leggi imperiali contro i riti pagani. Alcuni mitrei furono distrutti o riempiti di terra, altri restarono sepolti sotto edifici più recenti, comprese chiese cristiane. Proprio questa sovrapposizione, come a San Clemente, ha permesso che giungessero fino a noi in buono stato.
Visitare un mitreo significa scendere letteralmente sotto la Roma visibile e incontrare una religione che per secoli fu concorrente del cristianesimo. Senza testi sacri, è la pietra stessa a parlare: le sue immagini raccontano di luce e tenebra, di sacrificio e rinnovamento, di fedeltà tra compagni, e mostrano quanto fosse ricco e plurale il paesaggio spirituale dell'impero.