Il Monte Musinè, la montagna delle leggende della Val di Susa
- Coordinate
- 45.11° N, 7.46° E
- Tappa
- Torino e il Nord Italia
- Lettura
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Il Monte Musinè all'imbocco della Val di Susa: la tradizione della visione di Costantino, la leggenda di Erode, le incisioni rupestri e i miti moderni.
All'imbocco della Val di Susa, a pochi chilometri da Torino, si alza una montagna dalla forma brulla e tondeggiante, alta circa 1150 metri. È il Monte Musinè, che domina i comuni di Caselette, Almese e Val della Torre. Poche alture delle Alpi occidentali hanno accumulato tante leggende: visioni imperiali, sepolture regali, luci misteriose. Per orientarsi tra questi racconti conviene distinguere ciò che appartiene alla storia, ciò che è tradizione locale e ciò che è suggestione recente.
La visione di Costantino
La tradizione più antica e più radicata collega il Musinè all'imperatore Costantino. Nel 312, durante la campagna contro Massenzio, l'esercito costantiniano scese in Italia dalla Gallia, prese Susa e sconfisse le truppe avversarie nei pressi di Torino prima di marciare verso Roma. Le fonti antiche, Lattanzio ed Eusebio di Cesarea, narrano che l'imperatore ebbe un segno divino prima della battaglia decisiva, senza però collocarlo sul Musinè.
Eusebio riferisce che a Costantino apparve una croce luminosa con l'iscrizione che i Latini resero come «In hoc signo vinces». Il racconto antico lega il prodigio alla vigilia dello scontro presso Ponte Milvio. È la tradizione locale, nata in epoca successiva, a sostenere che la visione sarebbe avvenuta proprio sopra il Musinè, durante il passaggio dell'esercito nella valle. Si tratta di una devozione, non di un dato storico verificabile.
La croce e la tomba di Erode
Il legame con Costantino spiega la grande croce che si erge sulla vetta, innalzata nel 1901 all'alba del nuovo secolo e visibile da buona parte della pianura. Accanto a questa memoria cristiana sopravvive un racconto più singolare: secondo una leggenda locale, sul monte sarebbe sepolto Erode, il sovrano evangelico. La storia nasce forse dalla notizia, tramandata da Giuseppe Flavio, dell'esilio in Gallia di Erode Antipa, figlio di Erode il Grande.
Le fonti antiche indicano come luogo d'esilio Lugdunum, nome che di solito si identifica con Lione, e nulla collega Antipa alle valli piemontesi. La leggenda della sepoltura sul Musinè va quindi considerata una creazione popolare, che ha voluto dare alla montagna un ospite inquietante e trasformarla nel contraltare oscuro della croce costantiniana.
Incisioni, fulmini e luci
Sulle pendici del monte e nelle zone circostanti si trovano rocce con coppelle e incisioni, cavità circolari scavate dall'uomo in epoche difficili da precisare. Sono testimonianze diffuse in tutto l'arco alpino, il cui significato rituale resta discusso tra gli studiosi. La loro presenza ha alimentato l'idea che il Musinè fosse un luogo sacro fin dalla preistoria.
Nel secondo Novecento si è aggiunta una nuova mitologia: racconti di luci nel cielo, presunti avvistamenti di oggetti volanti e fenomeni magnetici inspiegati. La conformazione del monte, spesso colpito dai fulmini e soggetto a incendi, ha favorito queste narrazioni. Si tratta di un folclore contemporaneo, interessante per lo studio delle credenze moderne, privo però di riscontri scientifici.
Il Monte Musinè riassume così, in un'unica montagna, diversi strati dell'immaginario: la devozione costantiniana, la leggenda biblica rovesciata, la sacralità preistorica delle rocce incise e il mito tecnologico dei nostri giorni. Salire fino alla croce della vetta, con lo sguardo sulla pianura torinese, permette di comprendere perché questo rilievo isolato abbia sempre colpito l'immaginazione di chi lo osservava da lontano.