La Sacra di San Michele, abbazia sospesa sulla Val di Susa
- Coordinate
- 45.10° N, 7.34° E
- Tappa
- Luoghi sacri e misteriosi
- Lettura
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La Sacra di San Michele sul monte Pirchiriano: fondazione alla fine del X secolo, Scalone dei Morti, Porta dello Zodiaco e la leggenda della bell'Alda.
Sulla vetta del monte Pirchiriano, all'imbocco della Val di Susa, un'abbazia di pietra sembra nascere direttamente dalla roccia. È la Sacra di San Michele, uno dei complessi religiosi più spettacolari d'Italia, dal 2016 monumento simbolo del Piemonte. Per secoli fu tappa dei pellegrini che percorrevano la via Francigena tra la Francia e Roma, e il suo profilo, visibile da lontano, domina ancora la pianura alle porte di Torino.
Le origini tra storia e tradizione
La fondazione del monastero risale agli ultimi decenni del X secolo, probabilmente tra il 983 e il 987. Secondo la cronaca redatta dal monaco Guglielmo nell'XI secolo, il promotore fu un nobile dell'Alvernia, Ugo di Montboissier, che avrebbe scelto il luogo come espiazione di una colpa. La tradizione aggiunge che un eremita, san Giovanni Vincenzo, avesse già costruito sulla cima una piccola cappella dedicata all'arcangelo.
Un racconto leggendario narra che l'eremita volesse edificare la chiesa su un monte vicino, ma che di notte gli angeli trasportassero i materiali sul Pirchiriano. Al di là della leggenda, la scelta di una vetta isolata segue una consuetudine diffusa: san Michele, capo delle milizie celesti, era venerato preferibilmente sulle alture, come al Gargano e a Mont-Saint-Michel.
Lo Scalone dei Morti e la Porta dello Zodiaco
Il visitatore sale lungo lo Scalone dei Morti, una ripida scalinata scavata in parte nella roccia, che deve il nome alle sepolture un tempo collocate lungo le pareti. In cima si apre la Porta dello Zodiaco, opera del XII secolo attribuita al Maestro Nicolò, con stipiti scolpiti che raffigurano i segni zodiacali e alcune costellazioni. Accanto alle figure si leggono iscrizioni in latino.
La chiesa, costruita su possenti basamenti per vincere il dislivello della montagna, unisce parti romaniche e gotiche. La sua imponenza ha alimentato anche suggestioni letterarie: si dice spesso che abbia ispirato l'abbazia del romanzo Il nome della rosa, un accostamento citato di frequente, anche se il romanzo non nomina mai la Sacra. Nel Medioevo l'abbazia fu un centro potente, con dipendenze in Italia, Francia e Spagna, e accolse una vivace attività di studio e di copia dei manoscritti.
La leggenda della bell'Alda
Dal complesso si affaccia la torre detta della bell'Alda. La leggenda narra che una giovane, inseguita da soldati di ventura, si gettò nel vuoto invocando la Vergine e fu deposta illesa a valle dagli angeli. Volendo ripetere il prodigio per vanità, davanti agli abitanti increduli, si gettò una seconda volta e precipitò. Il racconto, tramandato a voce, ammonisce contro la superbia di chi pretende il miracolo.
Dopo un lungo declino nell'età moderna, nel 1836 il re Carlo Alberto affidò l'abbazia ai padri rosminiani dell'Istituto della Carità, che ancora la custodiscono. Nella chiesa riposano anche membri di Casa Savoia, traslati per volontà dello stesso sovrano. La Sacra è oggi meta di visitatori e pellegrini, e nelle narrazioni moderne è spesso indicata come uno dei punti della cosiddetta linea di San Michele, un allineamento che appartiene però alla leggenda più che alla storia.