Montesiepi e la spada nella roccia di san Galgano
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Il cavaliere Galgano Guidotti, la spada infissa nella pietra nel 1180, la rotonda di Montesiepi e l'abbazia senza tetto: storia e leggenda in Toscana.
Sulle colline della Val di Merse, nel territorio di Chiusdino in provincia di Siena, una piccola chiesa rotonda custodisce un oggetto che sembra uscito da un romanzo cavalleresco: una spada conficcata in una roccia, di cui affiorano soltanto l'elsa e un breve tratto di lama. Secondo la tradizione, a piantarla fu nel 1180 un cavaliere convertito, Galgano Guidotti. Ai piedi della collina, le rovine grandiose di un'abbazia cistercense completano uno dei paesaggi più suggestivi della Toscana.
Un cavaliere che rinuncia alle armi
Galgano nacque a Chiusdino verso la metà del XII secolo, in una famiglia della piccola nobiltà. Le fonti agiografiche lo descrivono come un giovane dedito alla vita mondana e alle armi, finché alcune visioni dell'arcangelo Michele lo spinsero a cambiare vita. Ritiratosi sul colle di Montesiepi, vi condusse un'esistenza da eremita fino alla morte, avvenuta nel 1181.
Il gesto che lo rese celebre è carico di simbolismo. Secondo la tradizione, Galgano piantò la propria spada nella roccia, trasformando l'arma in una croce davanti alla quale pregare. La rinuncia alla violenza del cavaliere diventava così visibile e permanente. Pochi anni dopo la morte si aprì un processo per la sua canonizzazione, di cui restano gli atti, tra i più antichi di questo genere.
La rotonda e la cappella dipinta
Sul luogo dell'eremo fu costruita, negli anni successivi alla morte di Galgano, la rotonda di Montesiepi. La cupola è formata da anelli concentrici alternati di pietra chiara e mattoni rossi, un motivo che crea un effetto ipnotico e che alcuni hanno letto come immagine del cielo o dell'universo. Al centro, protetta da una teca trasparente, sta la roccia con la spada.
A fianco della rotonda si apre una cappella affrescata nel Trecento da Ambrogio Lorenzetti e dalla sua bottega, con storie del santo e una Maestà. In una vetrina sono esposte due mani mummificate che la leggenda attribuisce a un ladro, o a uno dei tre che tentarono di rubare la spada e furono assaliti dai lupi. Analisi condotte all'inizio degli anni Duemila hanno indicato che il metallo è compatibile con un'arma medievale.
L'abbazia senza tetto e il richiamo di Artù
Ai piedi del colle i monaci cistercensi costruirono nel Duecento la grande abbazia di San Galgano, in forme gotiche. Il monastero conobbe un lungo declino, e nel Settecento il campanile crollò e le volte cedettero. Oggi la chiesa è priva di tetto: il cielo fa da soffitto alle navate, e l'erba cresce dove un tempo c'era il pavimento.
Molti hanno notato la somiglianza con la spada nella roccia del ciclo arturiano, che compare nella letteratura francese tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Alcuni studiosi hanno ipotizzato contatti tra le due tradizioni, ma il rapporto resta incerto. Il significato, comunque, è opposto: Artù estrae la spada per regnare, Galgano la pianta per rinunciare al potere.
Montesiepi è un luogo di silenzio, dove la storia e la leggenda si sostengono a vicenda. La spada nella roccia, la rotonda a cerchi e l'abbazia aperta al cielo raccontano il passaggio da una cavalleria fatta di armi a una cavalleria dello spirito, uno dei grandi ideali del Medioevo europeo.